Aldo Moro: telefonata di rivendicazione

Tratto da “Eseguendo la sentenza”, di Giuseppe Bianconi, Einaudi, Pagg. 391-394

Quando il telefono si libera, Matteo [Valerio Morucci] entra e compone il numero di casa di Saverio Fortuna, l’assistente di Moro.
Hanno scelto lui perchéla consegna delle lettere di dieci giorni prima è andata bene, il nome non è uscito, è possibile che la sua linea non sia sotto controllo. Per volontà di Moro devono provare ad avvisare la famiglia evitando la polizia, e Fortuna fa al caso loro. Il telefono squilla, ma l’assistente di Moro non risponde. Né lui né altri.
Matteo torna da Alessandra, riprovano dopo un po’. Ancora niente. Per l’ora di pranzo, pensano, qualcuno tornerà in quella casa. Ma può essere troppo tardi.
Si muovono con circospezione da una cabina all’altra, sempre attenti alle facce e alle macchine che incontrano. Oltre un certo limite non si può attendere, c’è il rischio che qualcuno si accorga della Renault, nella quale solo una coperta impedisce di vedere il corpo di Aldo Moro.
Poco dopo mezzogiorno Matteo fa l’ultimo tentativo. Non risponde nessuno. Decide che il tempo è scaduto e chiama un altro assistente del presidente democristiano. Avrà certamente il telefono sotto controllo, ma non si può fare altrimenti.
Alessandra guarda a distanza, e aspetta.
Uno squillo, due squilli, tre. Stavolta qualcuno risponde.

Aldo Moro– Pronto?
– E’ il professor Franco Tritto?
– Chi parla?
– Il dottor Niccolai.
– Chi Niccolai?
– E’ lei il professor Franco Tritto?
– Sì…
– Ecco, mi sembrava di riconoscere la sua voce, – dice Matteo. E prosegue: – Senta, indipendentemente dal fatto che lei abbia il telefono sotto controllo, dovrebbe portare un’ultima ambasciata alla famiglia.
– Ma chi parla? – continua a chiedere Tritto.
– Sì, ma io voglio sapere chi parla…
Matteo soffia nel telefono: – Brigate rosse.
Tritto resta in silenzio.
– Va bene? Ha capito? – domanda Matteo.
– Sì.
– Ecco, non posso stare molto al telefono… Quindi, dovrebbe dire questa cosa alla famiglia, dovrebbe andare personalmente, anche se il telefono ce l’ha sotto controllo non fa miente. Dovrebbe andare personalmente e dire questo: adempiamo alle ultime volontà del presidente comunicando alla famiglia dove potrà trovare il corpo dell’onorevole Aldo Moro…
Tritto lo interrompe: – Cosa dovrei fare?
– Mi sente?
– No, se può ripetere, per cortesia… – balbetta l’assistente.
– No, non posso ripetere, guardi… Allora, lei deve comunicare alla famiglia che troveranno il corpo dell’onorevole Aldo Moro in via Caetani…
Brigate Rosse– Via?
– Caetani, che è la seconda traversa a destra di via delle Botteghe Oscure. Va bene?
– Sì.
– Lì c’è una Renault 4 rossa… I primi numeri di targa sono N5.
– N5… Devo telefonare io? – chiede Tritto, sempre più agitato.
– No, dovrebbe andare personalmente.
– Non posso, – dice l’assistente con la voce rotta.
– Non può? – domanda Matteo.
Tritto non risponde. Piange.
– Dovrebbe per forza, – insiste il brigatista.
– Per cortesia, no… – singhiozza l’assistente.
– Mi dispiace, – riprende Matteo, – ma… Cioè, se lei telefona non… Verrebbe meno all’adempimento delle richieste che ci ha fatto espressamente il presidente.
– Parli con mio padre, la preo, – dice Tritto ormai sconvolto.
– Va bene.
Il padre dell’assistenza prende la cornetta: – Pronto?
– Pronto, – sospira il brigatista.
Fuori dalla cabina Alessandra si domanda che cosa stia succedendo, perché il suo compagno impieghi tanto tempo per una semplice comunicazione. Si guarda intorno sempre più agitata. Scruta le macchine, controlla se hanno qualche antenna particolare, o la tipica paletta infilata nel parasole, per essere sicura che non siano civette della polizia o dei caravinieri.
– Che mi dice? – chiede il padre di Tritto.
– Guardi, – ricomincia Matteo, – lei dovrebbe andare alla famiglia dell’onorevole Moro, oppure mandare suo figlio, comunque telefonate. Basta che lo facciano, il messaggio ce l’ha già suo figlio.
– Sì.
– Va bene?
– Eh, non posso andare io?
– Lei, può andare anche lei.
– Sì, perché mio figlio non sta bene.
– Può andare anche lei, va benissimo, certamente. Purché lo faccia con urgenza.
– Sì.
– Perché le volontà, l’ultima volontà dell’onorevole è questa, cioè di comunicare alla famiglia, perché la famiglia doveva riavere il suo corpo. Va bene?
Sembra che stavolta abbiano capito.
– Arrivederci, – conclude il guerrigliero messaggero di morte. E riattacca.
Esce sul piazzale, fa un cenno ad Alessandra, se ne vanno.

[audio:br.mp3]