di Andrea Varacalli

La bomba di ManchesterAlle 11:20 del sabato 15 giugno 1996 detonano tremila e cinquecento chili d’esplosivo “rapido” nel centro di Manchester.
La più devastante bomba mai brillata in Gran Bretagna soggiorna da tre ore dentro un camion parcheggiato, davanti l’Arndale Shopping Center nel cuore di Corporation Street, dall’Irish Republican Army.
La scorsa settimana, per la prima volta, siamo stati in grado di vedere le immagini filmate da sopra gli elicotteri dell’esercito e polizia avvalendoci delle telemetrie della deflagrazione.
Una fiammata poi una lingua giallastra che sembra giusto puntare sulla telecamera. Il velivolo si scuote. L’alto hovering permette di vedere la città come se guardassimo un plastico illustrato dagli urbanisti comunali. Nessuno sull’elicottero si aspetta il botto e nemmeno a terra è atteso.
Gli effetti della bomba di ManchesterDopo un’ora e venti minuti dal primo warning in codice dei repubblicani, la polizia di Manchester è ancora impegnata ad evacuare dagli stendini dei tailleurs di Mark & Spencer centinaia di persone.
Ma intanto, dal cielo, si distingue l’onda plastica.
Dai palazzi accanto al camion, quelli dopo e ancora più giù, in fondo a Corporation street, saltano i vetri, le finestre, i muri. La strada si deforma per un miglio.
L’onda ha viaggiato a seicento metri al secondo deformando tutto quello che incontrava. Tremila e cinquecento chili di semtex combinato al fertilizzante: un cratere con un raggio di sedici metri e profondo cinque. Duecento persone ferite delle quali sette in modo serio.
Una delle vittime è stata sollevata in aria. Incinta, si è trovata su un piano rialzato quattro metri più su dove stava camminando. Illesa. Un miracolo.
A quattro mesi dall’operazione Canary Wharf, la brigata di Slab torna a colpire duramente. In Inghilterra. Seicento milioni di sterline. Manchester si ricostruirà.

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