Il diario di Bobby Sands | The diary of Bobby Sands

Venerdì 6 marzo 1981

Non è venuto nessun prete, né ieri, né stasera. Stasera mi hanno impedito di vedere l’avvocato, un altro sintomo della tecnica di isolamento che, con l’andare del tempo, condurranno spietatamente fino in fondo. Mi aspetto di essere trasferito prima del previsto in un braccio vuoto. Mi dispiace lasciare i ragazzi, ma so che la strada è difficile e tutto deve essere conquistato.

Oggi ho avvertito per due volte una perdita di energia e mi sento leggermente debole.

I secondini non sono imbarazzati dall’enorme quantità di cibo che portano in cella. So che ogni fagiolo e ogni patatina sono contati e pesati. Quei maledetti idioti non si rendono conto che il dottore controlla se il cibo è stato toccato. In ogni caso, non ho intenzione di assaggiare i loro bocconcini appetitosi.

Per adesso riesco a dormire bene la notte, perché evito di dormire durante il giorno. Faccio perfino sogni piacevoli e non ho ancora avuto il mal di testa. Forse è un tributo alla mia fermezza psicologica: prima o poi lo sconterò? Mi chiedo per quanto tempo ancora sarò in grado di scrivere.

Hanno dato vent’anni alla mia amica Jennifer. Sono proprio sconvolto.

Non ho dubbi o rimpianti per quanto sto facendo, perché so che quello che ho affrontato per otto anni e, in particolare, negli ultimi quattro anni e mezzo, altri lo affronteranno, ragazzi e ragazze che vanno ancora a scuola, o il piccolo Gerard, o Kevin (rispettivamente figlio e nipote di Bobby Sands), e migliaia di altri.

Non ci criminalizzeranno, non ci spoglieranno della nostra identità, non ci ruberanno la nostra individualità spoliticizzandoci, come perfetti robot conformi alle leggi. Non riusciranno mai a bollare come criminale la nostra lotta di liberazione.

Mi meraviglio ancora (dopo tutte queste torture) della logica britannica. Mai, in otto secoli, sono riusciti a piegare lo spirito di un uomo che volesse rimanere indomito. Non sono riusciti a scoraggiare, conquistare, nemmeno a demoralizzare il mio popolo, e neanche ci riusciranno mai.

Sarò un peccatore, ma sono felice di sapere – e morirò sapendolo – che non dovrò rispondere di ciò che questa gente ha fatto alla nostra antica nazione.

[Penso a Thomas Clarke, MacSwiney, Frank Stagg, Michael Gaughan, Thomas Ashe e McCaughey. Dio mio, ne abbiamo così tanti che uno in più non fa differenza per quelle canaglie, almeno così loro dicono. Ma un giorno pagheranno per tutto questo.

Quando penso a Clarke, mi viene in mente il periodo che ho trascorso nel braccio B del carcere di Crumlin Road, nel settembre e ottobre 1977. E’ stato allora che mi sono reso conto di cosa mi aspettava. Non ho alcun bisogno di raccontare quel che ho vissuto là dentro, perché altri miei compagni hanno fatto la mia stessa esperienza. Sanno che io sono consapevole del fatto che alcune persone (forse molte) mi criticano per questo sciopero della fame. Ma ho fatto tutto il possibile per evitarlo, senza arrendermi.

Provo compassione per quelli che mi criticano, perché non conoscono gli inglesi, e questi mi
fanno ancor più pena perché non conoscono neppure se stessi, poveretti. Ma non è forse vero che abbiamo già avuto gente come loro, che ha cercato di accusare Emmet, Pearse, Connolly, Mellowes? E’ un atteggiamento negativo che non muore mai…

Sento i chiurli volare sopra di noi. Una cella solitaria, una lotta solitaria. Ma, amico mio, questa strada è ben segnata e chi, chiunque sia stato, l’ha percorsa per primo, merita il saluto della nazione. Io sono solo uno che l’ha seguito. Oíche Mhaith. (Buona notte.)]

Friday 6th March 1981

There was no priest in last night or tonight. They stopped me from seeing my solicitor tonight, as another part of the isolation process, which, as time goes by, they will ruthlessly implement. I expect they may move me sooner than expected to an empty wing. I will be sorry to leave the boys, but I know the road is a hard one and everything must be conquered.

I have felt the loss of energy twice today, and I am feeling slightly weak.

They (the Screws) are unembarrassed by the enormous amount of food they are putting into the cell and I know they have every bean and chip counted or weighed. The damned fools don’t realise that the doctor does tests for traces of any food eaten. Regardless, I have no intention of sampling their tempting morsels.

I am sleeping well at night so far, as I avoid sleeping during the day. I am even having pleasant dreams and so far no headaches. Is that a tribute to my psychological frame of mind or will I pay for that tomorrow or later! I wonder how long I will be able to keep these scribbles going?

My friend Jennifer got twenty years. I am greatly distressed. (Twenty-one-year-old Jennifer McCann, from Belfast’s Twinbrook estate, was sentenced to twenty years’ imprisonment for shooting at an RUC man).

I have no doubts or regrets about what I am doing for I know what I have faced for eight years, and in particular for the last four and-a-half years, others will face, young lads and girls still at school, or young Gerard or Kevin (Bobby’s son and nephew, respectively) and thousands of others.

They will not criminalise us, rob us of our true identity, steal our individualism, depoliticise us, churn us out as systemised, institutionalised, decent law-abiding robots. Never will they label our liberation struggle as criminal.

I am (even after all the torture) amazed at British logic. Never in eight centuries have they succeeded in breaking the spirit of one man who refused to be broken. They have not dispirited, conquered, nor demoralised my people, nor will they ever.

I may be a sinner, but I stand — and if it so be, will die — happy knowing that I do not have to answer for what these people have done to our ancient nation.

Thomas Clarke is in my thoughts, and MacSwiney, Stagg, Gaughan, Thomas Ashe, McCaughey. Dear God, we have so many that another one to those knaves means nothing, or so they say, for some day they’ll pay.

When I am thinking of Clarke, I thought of the time I spent in ‘B’ wing in Crumlin Road jail in September and October ’77. I realised just what was facing me then. I’ve no need to record it all, some of my comrades experienced it too, so they know I have been thinking that some people (maybe many people) blame me for this hunger-strike, but I have tried everything possible to avert it short of surrender.

I pity those who say that, because they do not know the British and I feel more the pity for them because they don’t even know their poor selves. But didn’t we have people like that who sought to accuse Tone, Emmet, Pearse, Connolly, Mellowes: that unfortunate attitude is perennial also…

I can hear the curlew passing overhead. Such a lonely cell, such a lonely struggle. But, my friend, this road is well trod and he, whoever he was, who first passed this way, deserves the salute of the nation. I am but a mere follower and I must say Oíche Mhaith.