Valerio Fioravanti

Geometrie

Seconda parte

Carlos

carlos lo sciacalloTutto sommato poteva aver ragione Cossiga: durante un altro trasporto d’armi, i palestinesi avevano avuto un incidente, com’era accaduto del resto anche pochi mesi prima, quando con la vicenda dei SAM-7 erano state arrestate tre persone e quindi altre due.

Nei giorni successivi mi tornarono in mente alcune “notizie” risalenti a qualche anno prima che avevo registrato senza tuttavia riuscirle a catalogare adeguatamente. Una, la più vistosa, era un’intervista che Ilich Ramirez Sanchez, detto “Carlos”, aveva rilasciato nel 2000 dopo il suo arresto. Il pezzo era stato pubblicato dal quotidiano Il Messaggero in data 1° marzo 2000. Ne cito testualmente un estratto particolarmente interessante:

“A Bologna un compagno, probabilmente sotto sorveglianza, viaggiava senza bagaglio cercando di fuggire dopo l’identificazione. È sceso alla stazione mentre il treno era ancora in corsa e si é trovato nel piazzale della stazione poco prima che esplodesse una bomba. Noi ci chiedemmo, in quel momento, se non fosse lui che doveva morire in quell’esplosione”.

CarlosQuesta frase era talmente strana, e per certi versi incredibile, che per anni ho pensato si trattasse di una sorta di “messaggio in codice” di Carlos nei confronti degli ex-amici, come la Siria o la Libia: “Mi avete abbandonato in carcere, se non mi aiutate vi metto in difficoltà con l’Italia e vi faccio passare per responsabili di una gravissima strage”. Quella frase sibillina ha assunto tuttavia un altro significato nell’estate del 2005. Quasi per sbaglio, due consulenti della Commissione Mitrokin, un giornalista e un magistrato, trovarono un fascicolo contenente un carteggio tra la polizia italiana e quella tedesca. I tedeschi avevano, infatti, inviato in Italia una breve lista di persone da loro ritenute coinvolte nel terrorismo filoarabo, e chiedevano di essere informati su eventuali loro spostamenti o collegamenti italiani. Il ritrovamento del carteggio tra polizia italiana e tedesca è così riassunto ufficialmente negli atti:

“In data 8 marzo 2001, il capo della polizia, prefetto Gianni De Gennaro, firmava un rapporto relativo a Thomas Kram, esponente dell’organizzazione terroristica tedesca “Cellule rivoluzionarie”, indirizzato alla questura di Bologna; il capo della polizia, nel citato rapporto, riferiva che il terrorista tedesco Thomas Kram risultava aver alloggiato a Bologna la notte del 1° agosto 1980, il giorno antecedente la strage alla stazione ferroviaria, e pertanto delegava la questura di Bologna a svolgere ulteriori accertamenti, per verificare la presenza dello stesso terrorista a Bologna in date prossime al noto attentato del 2 agosto 1980, riferendone l’esito all’autorità giudiziaria per l’eventuale avvio d’ulteriori indagini da svolgersi anche all’estero; nel predetto rapporto si poneva l’accento sull’estrema pericolosità di Thomas Kram, esperto d’armi e d’esplosivi e specialista nella falsificazione di passaporti; in data 18 aprile 2001, all’esito dell’approfondimento delegato dal Dipartimento di pubblica sicurezza, la Digos di Bologna trasmetteva alla Procura della Repubblica di Bologna un rapporto di polizia giudiziaria, nel quale si riferiva che Thomas Kram aveva effettivamente alloggiato a Bologna la notte tra il 1o e il 2 agosto 1980; in particolare, si legge testualmente nel rapporto: “Dall’esame del registro alloggiati del 1980 ancora in possesso dell’ex titolare del locale,Albergo centrale, sito in questa via della Zecca n. 2, è emerso, alla pagina 130, con numero progressivo n. 1.481, che in data 1° agosto 1980, nella stanza n. 21, ha pernottato tale Kram Thomas, nato a Berlino il 18 luglio 1948, cittadinanza germanica, residente a Berlino, identificato tramite patente auto n. 20344; in data 18 aprile 2001, la procura d Bologna riceveva comunicazione di notizia di reato da parte della locale Digos. La segnalazione di Kram era completa dei dati anagrafici e indicava il possibile coinvolgimento del soggetto segnalato nella strage del 2 agosto 1980; in data 23 aprile 2001, la procura di Bologna delegava la Digos e il Ros di Bologna per gli approfondimenti relativi alla segnalazione su Kram; la segnalazione della polizia giudiziaria fu successivamente catalogata tra i fatti non costituenti notizia di reato; analogamente, il fascicolo relativo al procedimento su Thomas Kram fu archiviato l’anno successivo (nel 2002).”.

Kram

Terroristi palestinesiNell’estate del 2005 apprendiamo quindi che l’intervista di Carlos del 2000, che appariva misteriosa e addirittura un po’ mafiosa, possedeva in realtà degli elementi di riscontro molto concreti. Dopo il clamore suscitato in Italia dal ritrovamento di una segnalazione del capo della Polizia che i magistrati avevano invece archiviato come “non rilevante”, il Corriere della Sera intervista nuovamente Carlos. Il 23 novembre, in prima pagina sul principale quotidiano italiano, Carlos conferma la presenza di Kram a Bologna, ma dice che non si trattava propriamente di un suo uomo, quanto più di un membro di una organizzazione minore rispetto alla sua. Nella stessa intervista Carlos spiega quindi che tra i gruppi palestinesi e i servizi segreti italiani esistevano degli accordi bilaterali che, stando a quanto gli risultava, erano sempre stati rispettati.Il personaggio Kram appare come un personaggio minore, che non sembra aprire la via a nuovi clamorosi scenari. Ma per quanto minore, una cosa è certa: Kram, noto ai servizi segreti di mezza Europa, spesso pedinato e segnalato di qua e di là dalle frontiere, all’improvviso, dal due agosto 1980, scompare. Non viene più segnalato nè identificato, da nessuna parte. Da quel giorno smette di utilizzare i suoi documenti veri, ed entra, evidentemente, in clandestinità. Una clandestinità che dura da un quarto di secolo. Indipendentemente da quanto è o sembri un personaggio “minore”, resta il fatto che rimanere perfettamente latitanti per 25 anni non è sicuramente cosa facile.
Nelle due interviste Carlos ha inteso dire che forse sono stati settori del Mossad o altre forze filo-sioniste a cercare di uccidere Kram a Bologna. Quindi, volendo cercare una spiegazione soft, potremmo forse dire che Kram non si è reso irreperibile perchè aveva sulla coscienza qualcosa di grave, ma perchè temeva d’essere vittima di un nuovo attentato del Mossad. Certo, volendo anche questa spiegazione può essere data. Meno sensata risulta invece la nervosa spiegazione comparsa sull’Espresso: secondo Fedora Raugei (consulente della Mitrokin) e Valter Bielli, Kram era solo un innocuo professorino comunista, un po’ perseguitato in patria, poco più di un hippy, e sicuramente completamente estraneo a quanto avvenuto a Bologna, tanto è vero che scelse di registrarsi in albergo con i suoi documenti veri. Nessun professorino hippy riesce a rimanere latitante 25 anni, soprattutto se, come sembra, la latitanza viene garantita dalla Siria, che non equivale esattamente al ritiro parigino di Scalzone & soci…
RAFQuanto al fatto che Kram usò documenti veri, la circostanza risulta sicuramente atipica per un terrorista vero e proprio, ma non certo per un “irregolare” ingaggiato magari come “staffetta” o “messaggero”. A ben vedere, piuttosto, il fatto che Kram fino a quel giorno abbia mostrato documenti veri, e solo da quel giorno si sia dato alla clandestinità, sembrerebbe rafforzare l’ipotesi di un errore, di un incidente non voluto.

Quanto a Kram, sembra che alcuni documenti dei servizi segreti ungheresi da poco acquisiti dalla Commissione Mitrokin chiariscano definitivamente che ad ottobre era a Budapest assieme a Margot Froehlich, ex RAF, (anche lei sospettata di essere stata a Bologna nell’Agosto 1980), dove sarebbe stato intercettato mentre parlava al telefono con Carlos chiedendogli nuove armi e altro esplosivo.

Di nuovo, si può anche ipotizzare che Kram in un attacco di paranoia si fosse nascosto e stesse contattando dei terroristi filopalestinesi solo perchè temeva il Mossad e voleva armi per difendersi. Ma non si può certo liquidare la circostanza come prima d’interesse, specialmente in considerazione del fatto che la pista neofascista per Bologna continua ad essere debolissima quanto a movente. Forse la posizione più corretta è quella espressa dal prof. Salvatore Sechi, docente di Storia Contemporanea e consulente della Mitrokin: “Oggi possiamo continuare a dire che manca la ‘smoking gun’, trattandosi di un processo indiziario, su chi ha compiuto un attentato orrendo nel capoluogo emiliano – ha dichiarato il docente – ma certamente il materiale da noi acquisito alla Commissione Mitrokin mostra come i testimoni che hanno indotto il dott. Libero Mancuso a chiedere, a suo tempo, la condanna all’ergastolo dei neofascisti Fioravanti e Mambro (ovvero due inquietanti personaggi come Izzo e Sparti) appaiono meno credibili e affidabili di quelli che ruotavano attorno al Fronte Popolare per la liberazione della Palestina legato alla banda terroristica di Carlos”.

La Dinamica

L’unico vero “pregio” della pista palestinese (considerato che a 25 anni dai fatti sarà difficile trovare elementi concreti, e considerato soprattutto che continuiamo a ragionare solo su documenti provenienti dai servizi segreti, e come tali sempre da prendere con prudenza) è che al di là degli eventuali esecutori materiali, essa indica dei possibili moventi che, inquadrati in un contesto di politica internazionale, acquistano decisamente senso.
A questo punto, possiamo dire che le possibili spiegazioni dell’esplosione di Bologna sono 2:

  1. un attentato vero e proprio, deciso dal FPLP allo scadere di un ultimatum. Nel luglio 1980 infatti iniziava il processo d’appello a Pifano e Saleh. L’ultimatum (di cui sembra affiorino tracce indirette qua e là tra i documenti della Mitrokin) pretendeva la scarcerazione di Saleh, a cui si oppose Cossiga. Secondo Fragalà, l’attentato non era era stato programmatodi dimensioni così ampie, e tanti morti si ebbero solo perchè un treno (in ritardo) parcheggiato sul 1 binario ingigantì l’onda d’urto. Se il treno non ci fosse stato, i morti sarebbero stati molti di meno.
  2. Un “incidente” mentre i terroristi filopalestinesi trasportavano dell’esplosivo dalla loro sede di Bologna (sono agli atti della Mitrokin gli indirizzi, e le note manoscritte con cui vengono indicate le parole d’ordine per accedere all’appartamento bolognese “dove sono disponibili armi, esplosivi e detonatori”).

Settembre Nero a Monaco 1972La teoria dell’incidente è la preferita di Cossiga. Questa ipotesi ha l’indubbio merito di far fare a tutti una figura accettabile: non si trattò dunque di attentato, ma di un incidente. Quindi, i responsabili lo fecero apposta. Quanto ai servizi segreti italiani, se hanno depistato le indagini per proteggere i terroristi non lo hanno fatto con contiguità ideologica, ma solo perchè era nel superiore interesse dell’Italia che il vecchio patto di non aggressione (citato più volte da Cossiga così come da Magdi Allam, vedi allegato 6) con FPLP. Visto che i morti ormai c’erano stati, e non potevano essere resuscitati, tanto valeva salvaguardare l’accordo, che de facto ha tenuto l’Italia fuori dalle rotte del grande terrorismo internazionale per oltre 30 anni. Lo stesso discorso vale per i politici, che avevano capito cosa stava succedendo, ma sempre per garantire al paese il mantenimento della tregua con il terrorismo palestinese hanno avallato la creazione di una pista neofascista interna. Quanto ai palestinesi, anche loro sono stati bravi, dal momento che ad esclusione di questo incidente, hanno sempre continuato a rispettare in pieno gli accordi presi con i nostri servizi segreti.
Personalmente ritengo che alcuni pezzi manchino ancora a queste possibili ricostruzioni. Ad esempio non riesco a convincermi del tutto che Ustica sia un incidente isolato. Cosa lega Ustica a Bologna? Sono parte di una stessa serie di ultimatum all’Italia? La teoria dell’incidente, ad esempio, in questo caso salterebbe. Ma in caso contrario, se d’attentati veri e propri si tratta, mi sembra eccessivo che per liberare un solo uomo, Saleh, siano state uccise scientemente 170 persone.