Giusva Fioravanti
18 Agosto 2007

Caro Andrea,
è passato anche il 27° anniversario della strage alla stazione di Bologna, e non abbiamo novità di rilievo.
Sostanzialmente, rispetto all’anno scorso, sono successe tre cose: in primavera è uscito un libro (Storia Nera, di Andrea Colombo) che demolisce radicalmente “da sinistra” il processo. Agli inizi dell’estate è uscito un altro libro (Tutta un’altra strage, di R. Bocca) che invece loda l’iter processuale e lo considera praticamente perfetto. E poi c’è stata la consueta cerimonia del 2 agosto nel piazzale davanti alla stazione di Bologna, in cui il rappresentante dei parenti delle vittime ha chiesto di essere eletto in parlamento. Il desiderio non è stato espresso esplicitamente, ma attraverso una serie di insulti ad alcuni ex-terroristi di tutti i colori che nel frattempo si sono rifatti una vita e una carriera professionale. La conclusione retorica è stata: “In parlamento ci sono troppi amici dei terroristi, e pochi amici di noi vittime”. Il che non è affatto vero, considerato che nel corso degli anni oltre una decina di parenti delle vittime di mafia e terrorismo sono stati elette in parlamento, e spesso hanno anche fatto un ottimo lavoro politico, ma, insomma, questo è ciò di cui si è parlato quest’anno durante la cerimonia.
Quanto ai libri, io parteggio certo per quello di Colombo, un uomo di qualche anno più grande di me, che ha militato ai vertici di Potere Operaio, e che conosce bene il processo di Bologna perché ha iniziato a seguirlo professionalmente sin dagli inizi in qualità di cronista giudiziario del Manifesto. Da quando Rifondazione Comunista è al governo, Colombo ha lasciato il Manifesto, adesso il suo incarico principale è quello di portavoce di Rifondazione al Senato, e corsivista del loro organo di partito, Liberazione. Questo ha creato qualche scompiglio nel perbenismo del politically correct italiano: molti hanno trovato più rilevante il fatto che “un comunista abbia difeso dei fascisti” piuttosto che tutte le cose serie e importanti che Colombo ha scritto nel libro. Libro che almeno in copertina contiene una piccola imprecisione. Il sottotitolo infatti è un po’ una forzatura scelta dagli esperti di marketing della casa editrice (Cairo) perché recita “La versione di Fioravanti e Mambro”, il che potrebbe far pensare che Colombo si è limitato a registrare una lunga intervista a noi, e basta. Invece Colombo si è letto tutti gli atti, e li ha messi a confronto con le linee difensive che noi e i nostri avvocati e gli avvocati degli altri imputati hanno presentato nel corso dei vari processi. Ha messo a confronto le ipotesi di accusa, quelle di difesa, ha letto i risultati finali, ossia le sentenze, e ne ha fatto un bel riassunto, secco ed analitico. Secondo lui i processi sono stati il frutto di una lunga serie di forzature, sia logiche, sia storiche, sia giudiziarie. Appurato che non esistevano prove per condannare me e Francesca, e che anzi gli elementi, a volerli leggere bene, erano spesso a nostro favore, Colombo è passato alla seconda parte del libro, quella secondo me più interessante: per quale motivo il processo per la strage di Bologna è finito così? Chi era interessato a questo tipo di conclusione? E Colombo sostiene che parte della colpa è di una certa sinistra che non sa rinunciare all’antifascismo come elemento fondante, e così anche in epoche storiche in cui i fascisti non sono più rilevanti nello scenario globale, si finisce per “inventare” nuovi complotti dei fascisti, assieme alla Cia, alla massoneria, eccetera. Ma oltre alle colpe della sinistra Colombo si insospettisce di una apparente passività degli avversari della sinistra, il centro e la destra. Si domanda Colombo: ma com’è che alla fine questa sentenza sta bene a tutti? Vuoi vedere che tutti, nessuno escluso, avevano qualcosa da nascondere in quegli anni? Colombo ha avuto accesso ad alcune carte ancora “riservate” provenienti dalla “Commissione Mitrokin” italiana, e più precisamente a documenti della magistratura tedesca, francese e ungherese. In questa carte non c’è la verità sulla strage, ma ci sono elementi molto interessanti, compaiono nomi, riscontri, date, intercettazioni telefoniche che dimostrano con una certa evidenza che a Bologno, nei giorni della strage, erano presenti due membri del “Gruppo Carlos”. Né io né Colombo pensiamo che loro possano essere i veri colpevoli (anche nel loro caso, come nel nostro, manca un movente che abbia un minimo di logica), ma certo è interessante tutto il lavoro che i nostri servizi segreti, e una parte della magistratura, hanno svolto nel corso degli anni perché una eventuale “pista mediorientale” non venisse mai a galla. Insomma, non si sa cosa c’entrino quelli del gruppo Carlos con la strage, ma si sa per certo che molti in Italia hanno collaborato a tenere nascosta la loro presenza a Bologna in quei giorni. Colombo ne fa seguire una serie di ipotesi, e nelle settimane successive alla pubblicazione del libro ha raccolto, non a caso, i complimenti di alcuni dei principali storici “antifascisti” italiani, a partire da Paolo Mieli e Nicola Tranfaglia. Presentando il libro assieme a lui, anche importanti magistrati esperti di terrorismo, Rosario Priore e Otello Lupacchini, hanno definito “molto interessanti le nuove scoperte, che allo stato sembrano molto più credibili che non la pista neofascista, debole e contraddittoria, consegnata fino ad oggi alla cronaca”. Paolo Mieli, ospitando la presentazione del libro a Milano, nella sede storica del Corriere della Sera, ha detto chiaro e tondo che quello di Colombo è un libro importantissimo, dal quale gli storici dei prossimi decenni non potranno prescindere. Credo anch’io che sia così, perché è un libro intelligente, garbato, pieno di spunti di riflessione seria, non di luoghi comuni o facili certezze.

Sulla scia del successo, di recensioni e di vendita , del libro di Colombo, si è inserita la Rizzoli, che ha mandato in libreria un libro di un giornalista dell’Espresso, Riccardo Bocca. Il libro ricalca a pieno la versione ufficiale della procura di Bologna, e fin qui non ci sarebbe niente di male. Il difetto di quel libro è nel titolo: “Tutta un’altra strage. La verità sulla strage di Bologna, che tutti cercano di nascondere”. Uno va a comprare il libro convinto di trovare delle ipotesi alternative, delle scoperte nuove, una analisi originale. Invece niente, solo il copia e incolla della versione ufficiale elaborata nel corso degli anni dalla procure di Bologna, e già fatta propria, durante gli anni dei processi da tutti, indistintamente tutti, i media italiani. Insomma, una versione “di regime” spacciata per una “versione alternativa”. Grazie e questo trucco nel titolo il libro ha venduto qualche copia, ma per fortuna non ha avuto nessun successo di critica, e questo ci rassicura.

Insomma, per farla breve, siamo ancora lontani dalla soluzione di quella che Andrea Colombo chiama “visione etnica della politica”, ossia la tendenza fortissima che abbiamo noi italiani di mettere i ragionamenti in secondo piano, e privilegiare invece lo schierarci per correnti politiche, a prescindere, spesso “troppo a prescindere”, dalla verità o anche solo la verosimiglianza dei fatti. Ma proprio le moltissime e prestigiose critiche positive anche a sinistra del libro di Colombo ci porta a dire che una nuova pagina è stata aperta. Molto rimane ancora da scrivere su queste pagine nuove, ma forse il fatto che ormai siano passati molti anni, e che ormai gli argomenti del terrorismo di quegli anni non interessa più molte persone, ma solo una minoranza, che in compenso è più ragionevole e competente, sta rasserenando gli animi, e consentendo ragionamenti più interessanti.

Bene Andrea, questo è secondo me il “riassunto” dell’ultimo anno… se ti viene in mente qualcosa di particolare, dimmelo.
Un forte abbraccio, Valerio