di Nello Scavo, Avvenire

Il superterrorista, detenuto a Parigi, sarebbe disponibile a incontrare i giudici e fare dichiarazioni sull’eversione italiana di quegli anni e sugli scenari internazionali

carlos lo sciacallo

carlos lo sciacallo

“Carlos ha interesse a parlare con i giudici italiani”. Dopo anni di silenzio militante, il superterrorista Ilich Ramirez Sanchez potrebbe raccontare la sua verità a proposito dell’eversione in Italia. Il nome di Sanchez, conosciuto come “Carlos lo sciacallo”, è riemerso dalle polveri dell’inchiesta sulla strage alla stazione di Bologna, per i quali furono condannati Giusva Fioravanti e Francesca Mambro. “Di quel periodo Carlos ha molte, molte informazioni”, insistono i legali del venezuelano che dal ’94 si trova rinchiuso a Parigi.
L’avvocato Andrea Clementi che con Isabelle Coutant-Peyre si occupa delle controverse e per molti aspetti oscure vicende dell’uomo che fu a capo del “Fronte popolare per la liberazione della palestina”, conferma ad Avvenire che Ilich Ramirez Sanchez potrebbe offrire “riscontri politici e fattuali”. Di una generale disponibilità parla anche la legale parigina. Ma cosa potrebbe rivelare Carlos agli inquirenti italiani? Il linguaggio degli avvocati si fa criptico: “Carlos è imprevedibile – ammette Andrea Clementi – e dalla cella in cui è rinchiuso non ha mai rinunciato alle sue idee”.
Sempre al centro di intrighi romanzeschi, lo Sciacallo nel 2003 ha pubblicato una raccolta di scritti: elogi per Osama Benladen (che ha vissuto a Khartoum, in Sudan, negli stessi anni in cui lì riparò Carlos) e strali contro gli Stati Uniti. Dunque, se davvero un giorno Ramirez Sanchez siederà davanti a dei magistrati italiani, non è detto che pur avendo “molte informazioni”, racconterà la verità. Già un anno fa il pm romano Franc; o Ionta incontrò Carlos per trattare del sequestro Moro, ma non si andò oltre i convenevoli.
Carlos

Carlos

“Non sono mai state proseguite le indagini sulla strage di Bologna rispetto a quei punti che restarono oscuri, ma si riprendono delle piste che erano insidie per impedire a chi indagava di andare nella direzione giusta”, ha sostenuto in una intervista all’Ansa Vito Zincani, che nel 1986 da giudice istruttore firmò assieme a Sergio Castaldo la sentenza-ordinanza di rinvio a giudizio contro Mambro e Fioravanti. Piuttosto che all’estero o al Medioriente – ipotesi che coinvolgerebbe appunto il filopalestinese Carlos – Zincani suggerisce di frugare nell’intreccio fra estrema destra e servizi segreti: “Il processo per la strage si è prosciugato di numerosi indizi. Non è mai stato più ripreso – segnala – il ruolo di Sergio Picciafuoco (assolto dall’accusa di strage, ndr). Il dato certo è che Picciafuoco rimase ferito nell’attentato, che rimase latitante per anni, continuando a muoversi con documenti falsi anche quando si trattava di un’identità “bruciata”, come fosse il suo lasciapassare”.
Al contrario, nei giorni scorsi lo storico Salvatore Sechi, consulente della commissione parlamentare Mitrokhin, ha osservato che “finora si è voluto dimenticare o ignorare quanto da un anno alcuni consulenti abbiano accertato in maniera inoppugnabile: cioè che a Bologna ha operato, a ridosso della strage, il capo dell’apparato para-militare dei palestinesi, il giordano Abu Anzeh Saleh”. Una notizia che apre le indagini a scenari ancor più foschi, perché Saleh “era in strettissimo contatto con Carlos, che incontra più volte, pare, a Bologna. Ed è proprio la primula rossa del terrorismo che nell’inverno del 1979 fa pervenire ad Abu Anzeh Saleh i due lancia-missili di fabbricazione sovietica che i carabinieri sequestreranno al capo dell’autonomia operaia romana Daniele Pifano”.
E a Chieti Pifano sarà condannato insieme a Carlos e ad altri estremisti italiani.