Piazza della Loggia, Brescia(AGI) – Roma, 14 apr. – A 38 anni di distanza, la strage di piazza della Loggia rimane impunita.

Nemmeno la Corte d’assise d’appello di Brescia ha individuato chi fece esplodere la bomba nascosta in un cestino dei rifiuti nel “salotto” della città, provocando la morte di 8 persone e il ferimento di altre 102, durante una manifestazione contro il terrorismo neofascista organizzata dal sindacato.

Quattro i processi celebrati da allora. Cinque anni dopo l’attentato, vengono condannati alcuni esponenti dell’estrema destra bresciana: uno di loro, Ermanno Buzzi, in carcere a Novara in attesa d’appello, viene strangolato il 13 aprile 1981 da Pierluigi Concutelli e Mario Tuti. Nel giudizio di secondo grado, nel 1982, tutte le condanne diventano però assoluzioni, confermate tre anni più tardi dalla Corte di Cassazione.

Un secondo filone di indagine, nato nell’84 dalle rivelazioni di alcuni pentiti, mette sotto accusa altri rappresentanti della destra eversiva ma gli imputati finiscono assolti in primo grado nel 1987, per insufficienza di prove, e prosciolti con formula piena in appello due anni dopo. La Cassazione, qualche mese dopo, conferma il verdetto di secondo grado.

Nell’intreccio delle inchieste e nelle ricostruzioni dei giornali, si fa strada più volte l’ipotesi del coinvolgimento di rami dei servizi segreti e di apparati dello Stato nella vicenda.

Ipotesi corroborata da una lunga serie di inquietanti circostanze, come l’ordine – impartito non si sa da chi – di ripulire con le autopompe il luogo dell’esplosione due ore dopo la strage, spazzando via indizi, reperti e tracce di esplosivo, o la misteriosa scomparsa di alcuni reperti.

Oscuri intralci di provenienza istituzionale che vengono definiti dal giudice istruttore ulteriore “riprova, se mai ve ne fosse bisogno, dell’esistenza e costante operatività di una rete di protezione pronta a scattare in qualunque momento e in qualunque luogo”.

Al termine della terza istruttoria, nel 2008 vengono rinviati a giudizio i due militanti di Ordine nuovo Delfo Zorzi e Carlo Maria Maggi, l’ex collaboratore dei servizi Maurizio Tramonte, l’ex generale dei carabinieri Francesco Delfino e l’ex segretario Msi Pino Rauti.

Il 21 ottobre 2010 i pm formulano l’accusa di concorso in strage per tutti gli imputati, ad eccezione di Rauti, per il quale viene chiesta l’assoluzione per insufficienza di prove, ma il 16 novembre la Corte D’Assise assolve tutti gli imputati con la formula dubitativa corrispondente alla vecchia formula dell’insufficienza di prove. I giudici revocano anche la misura cautelare nei confronti di Zorzi, diventato nel frattempo cittadino giapponese.

L’amarezza dei parenti emerge dalle parole di Manlio Milani, presidente dell’associazione familiari delle vittime: “L’unica cosa a cui penso in questo momento sono gli 8 morti. Noi eravamo in piazza quella mattina”.

Stamattina l’ennesima assoluzione. (AGI) .