Massimiliano Vitelli

Dovrebbe chiamarsi Robert Banks ma si firma Banksy ed è universalmente riconosciuto come il principale esponente dell’Art Activism. Tra i suoi clienti illustri Angelina Jolie e Brad Pitt, Christina Aguilera e Jude Law, oltre a tante altre star di Hollywood. Ha esposto al Metropolitan, al Louvre, alla Tate Gallery ed in quasi tutti i più importanti musei del mondo.

Banksy

Banksy

A poco più di trent’anni può vantare una carriera che altri artisti, anche molto più celebri, possono solo sognare. Peccato che nessuno sappia la sua vera identità e che sia anche ricercato dalla polizia londinese. La capitale inglese è infatti tappezzata di suoi graffiti che, le ultime stime effettuate da importanti critici d’arte, quotano a cifre da capogiro. Uno dei suoi più famosi murales, valutato oltre 400 mila euro, (che rappresentava una scena del celeberrimo film di Quentin Tarantino “Pulp Fiction”) è stato recentemente cancellato dalla squadra di pulizia anti-graffiti di Londra, innescando un enorme dibattito. Le sue opere, un connubio di immagini (spesso irriverenti copie di celebri opere d’arte) e di slogans fanno le loro prime apparizioni tra la nebbia di Londra sul finire degli anni novanta. Il messaggio è sempre lo stesso: anti-capitalista, anti-guerre ed anti-lobbies. Negli anni, grazie a travestimenti con barbe finte, cappelli e occhiali scuri è riuscito a posizionare molte sue opere al fianco di quelle dei mostri sacri della pittura internazionale.
Alcuni anni fa, intrufolatosi nel museo di Brooklyn “espose” tra i ritratti aristocratici del ‘700 un “suo” Napoleone munito di bomboletta spray con alle spalle scritte pacifiste. Poco tempo dopo, al Metropolitan, posizionò in bella mostra un suo quadro che raffigurava una donna vestita in perfetto stile ottocentesco con una maschera anti-gas.
Altre incursioni rimaste celebri sono quella durante un’esposizione delle opere di Monet (dove mise una copia del famoso quadro delle ninfee nel quale tra le stesse galleggiava dell’immondizia) e quella in una mostra dedicata al pittore olandese Vincent Van Gogh (dove collocò una copia dei famosi girasoli in versione “appassiti”).
Banksy

Banksy

Il vero colpo da artista però gli è riconosciuto per un murales davvero singolare. Recatosi a Gaza, ha dipinto un enorme graffito sul tristemente famoso muro che divide i territori palestinesi da quelli israeliani. Il grande quadro “a cielo aperto” mostra vaste spaccature nel freddo cemento dalle quali emergono paesaggi tropicali, bambini che giocano e bambine che, appese a palloncini, volano oltre il muro. Forse proprio questa sua opera rappresenta più delle altre il significato dei suoi lavori: volare oltre i “muri”, far emergere dal grigio cemento delle metropoli la voglia di luce, di giustizia.
Il suo è un grido disperato contro una società che, purtroppo, si basa sempre più sul potere economico e sempre meno sulle persone in quanto esseri umani. Un po’ anarchico un po’ sognatore, Banksy recita, oramai a pieno titolo, un ruolo di primo piano tra gli esponenti delle nuove tecniche di comunicazione. La contrapposizione tra la sua modernissima espressione d’arte ed i vecchi principi anti-global ai quali si ispira ne fanno un artista complesso ed allo stesso tempo un Peter Pan dei nostri giorni. Si sa, disegnare è un gioco da bambini ed un po’ tale resta, anche se lo si fa in dimensioni enormi sui muri al centro di Londra.