Long Kesh/Maze - H-BlocksVentotto anni fa, 10 repubblicani irlandesi morirono in uno sciopero della fame durato 7 mesi, dopo che le donne nella prigione di Armagh e gli uomini dei Blocchi H (e molti uomini on-the-blanket nella prigione di Crumlin Road) avevano sopportato cinque anni di brutalità del governo britannico.

La ragione delle loro sofferenza era che nel 1976 il governo britannico era venuto meno all’accordo del 1972 sulla categoria speciale concessa ai prigionieri (lo status di prigioniero di guerra) che aveva portato una relativa pace nelle carceri.

Non avreste saputo leggendo la “memoria” ritrovata del 1981 di Garret FitzGerald nella recente serie dell’Irish News, che nel suo libro di memorie del 1991 scrisse: “I miei incontri con i parenti terminarono il 6 agosto quando alcuni di loro cercarono di ‘fare un sit-in’ nell’anticamera del governo, dove li avevo già incontrati in altre occasioni, dopo una burrascosa discussione durante la quale mi ero nuovamente rifiutato di intraprendere il tipo di azioni per la quale mi pressavano”.

Questo avvenne dopo che una squadra antisommossa della Garda aveva attaccato e mandato in ospedale numerosi sostenitori dei prigionieri radunati fuori dall’ambasciata britannica di Dublino pochi giorni dopo la morte di Joe McDonnell. E’ chiaro dall’intervista di FitzGerald e dal suo precedente scritto che la sua più grande preoccupazione, prima, durante e dopo il 1981, era che il governo britannico avrebbe potuto parlare ai repubblicani e che questo doveva cessare.

Con la Thatcher intraprese il più intenso giro di repressione nel periodo seguente il 1985. Dopo l’Anglo-Irish Treaty (il Trattato Anglo-Irlandese) di quell’anno il governo irlandese sostenne un’intensificazione degli sforzi britannici di distruggere gli attraversamenti e le strade di confine e rimase silenzioso sulle prove di una crescente collusione tra le forze britanniche ed i paramilitari unionisti.

Lo stesso FitzGerald era ritratto come un grande Liberale, così come ogni governo che ha guidato o nel quale ha servito, rinnovava la censura televisiva nei confronti dello Sinn Fein. Questa negazione di informazione e chiusura del dialogo sovvertiva i diritti dei repubblicani. Ha anche aiutato a prolungare il conflitto.

Gli uomini che morirono durante lo sciopero della fame provenienti da IRA e INLA non erano dei pazzi. Avevano combattuto gli inglesi e conoscevano quanto amari e crudeli potevano essere le forze del nemico nelle città, nelle campagne, nei centri di interrogatorio e nei tribunali.

gerry adamsLo Sciopero della Fame non cresceva nel vuoto ma era la conseguenza della frustrazione, un fallimento dei loro incredibili sacrifici e l’attivismo dei sostenitori per forzare il punto morto raggiunto.

Parte del problema è stato che l’establishment irlandese, compreso il governo di Dublino, lo SDLP e parte della gerarchia cattolica avevano abboccato alla strategia britannica.

Questo era attivamente sostenuto da sezioni dell’establishment cattolico nel nord, compreso l’Irish News.

I prigionieri, i nostri compagni, i nostri fratelli e sorelle, hanno resistito agli inglesi ogni giorno nelle carceri, in isolamento solitario, mentre venivano picchiati duranti i cambi di braccio, durante le perquisizioni e durante i bagni forzati.

Nel dicembre 1980 le dirigenza repubblicana all’esterno era in contatto con gli inglesi che si dicevano interessati ad un accordo. Ma prima della stesura di un documento, era arrivato un nuovo regime nelle arceri e lo sciopero della fame era stato interrotto da Brendan Hughes per salvare la vita di Sean McKenna. Gli inglesi, o parti di essi, lo hanno interpretato come un segno di debolezza. I prigionieri avevano interrotto il digiuno prima di una “firma” formale.

E gli inglesi si rifiutarono di implementare lo spirito del documento e rinnegarono l’integrità dei nostri scambi.

La loro intransigenza ha innescato un secondo sciopero della fame nel quale c’era il sospetto schiacciante dei motivi britannici tra gli scioperanti, gli altri prigionieri politici e le loro famiglie e sostenitori all’esterno.

Questo era l’atteggiamento mentale dei prigionieri il 5 luglio 1981, dopo che quattro loro compagni erano già morti e quando Danny Morrison visitò i ragazzi in sciopero della fame di IRA e INLA per dire loro che i contatti erano stati ristabiliti e gli inglesi stavano facendo una proposta. Mentre questo messaggio verbale era ben al di sotto delle loro richieste, tuttavia volevano far arrivare un funzionario britannico accreditato a spiegare loro questa posizione, che è del tutto comprensibile dato il documento del governo britannico.

Dopo la morte di Joe McDonnell, l’ICJP (Irish Commission for Justice and Peace) condannò gli inglesi per aver mancato di onorare la promessa e per aver “ritirato” le concessioni.

Richard O’Rawe, che non ha mai incontrato i prigionieri in sciopero della fame nell’ospedale della prigione, non ha mai incontrato il direttore del carcere, non ha mai incontrato l’ICJP o Danny Morrison durante l’Hunger Strike, e che non ha mai sollevato il problema prima di aver pubblicato a puntato il suo libro nel famoso organo di propaganda repubblicana irlandese, il Sunday Times, ha detto in una dichiarazione del 1981: “L’ipocrisia del governo britannico ed il loro rifiuto di agire in maniera responsabile sono totalmente da accusare per la morte di Joe McDonnell”.

I repubblicano coinvolti nello sciopero della fame del 1981 si sono incontrati con le famiglie alcuni mesi fa.

La sofferenza emotiva ed il crescente dolore erano palpabili.

All’epoca erano intimamente coinvolti ogni ora e sapevano esattamente dove erano i loro figli e fratelli in relazione alla lotta con il governo britannico.

Loro sanno chi stava cercando di fare del proprio meglio per loro e chi cercava di vendere i loro sacrifici a breve.

Ancora più importante, conoscevano i pensieri dei loro cari.

Che, per me, è ciò che splendeva nel corso di tale riunione.

Le famiglie conoscevano i loro fratelli, mariti e padri. Sapevano che non erano imbrogliati. Sapevano che non erano stupidi. Sanno che erano coraggiosi, oltre ogni discorso e sapevano bene ciò che stava succedendo.

Tutti i membri delle famiglie, con l’eccezione di Tony O’Hara, hanno espresso la loro profonda rabbia e frustrazioni per gli sforzi di denigrare e contaminare la memoria dei loro cari. In un comunicato, hanno dichiarato: “Sappiamo chiaramente che è stato il governo britannico che ha rifiutato di negoziare e ha rifiutato di concedere le loro (dei prigionieri) giuste richieste”.