Mervyn Gibson
Il ministro della chiesa presbiteriana di East Belfast afferma che i manifestanti unionisti sono indignati per l’impiego di 50 investigatori nel tentativo di accusare i soldati britannici responsabili del Bloody Sunday, mentre non ci sono simili indagini della PSNI per le atrocità dell’IRA come quella di Kingsmills.

Illustrando il suo punto di vista al News Letter riguardo alle cause – e alle soluzioni – alle violenze in corso, il reverendo Mervyn Gibson, della Westbourne Presbyterian Church, dice che tutto è iniziato come conseguenza della decisione sulle bandiera dell’Unione da parte del Belfast City Council. Il prominente mebro di East Belfast è stato coinvolto numerose volte nel tentativo di disinnescare le tensioni nell’area da quando è stato insediato lì nel 2000. È stato testimone di “decine e decine” di disordini.

“La rabbia [circa la bandiera] si è sentita proprio in tutto il paese”, ha detto. “Non credo che i nazionalisti e i consiglieri di Alliance Party abbiano capito il dolore derivante da tale politica”.

Rappresentante dell’Orange Order nel nuovo Forum Unionista, aggiunge: “Le ragioni più ampie [per la rabbia] erano questioni come la lista infinita di indagini richieste dai repubblicani sul passato. Ad esempio, c’è il Bloody Sunday, dove i soldati coinvolti ora potrebbero affrontare possibili accuse di omicidio, con un team di 50 investigatori che indagano. Tuttavia, quanti sono gli agenti di polizia che indagano sui membri dell’IRA responsabili di Kingsmills e di altre atrocità repubblicane? Parte del problema è che alcune delle persone responsabili di tali atrocità IRA sono ora seduti nel cuore del governo.

“Il Segretario di Stato Theresa Villiers non è riuscita a condannare l’intitolazione di un parco giochi ad un terrorista [Raymond McCreesh]”, prosegue Gibson. “Così gli unionisti si chiedono «chi parla per loro»? Il governo irlandese sta parlando per i nazionalisti”.

Ma per quanto riguarda la valutazione del capo della polizia Matt Baggott, secondo cui alcuni importanti membri della UVF di East Belfast stanno orchestrando alcune delle violenze, ma senza il chiaro consenso dell’organizzazione paramilitare?

“Tradizionalmente, se paramilitari sono coinvolti ci sono persone da cui si può andare e parlare per risolvere le cose, ma in questi disordini non ci sono paramilitari a dirigere la violenza”, ha spiegato.

“Non sono così ingenuo da pensare che non ci siano alcuni paramilitari coinvolti da qualche parte, ma non hanno il sostegno dell’organizzazione. Ci sono stati gravi disordini nel 2011 e si poteva parlare con la UVF, la PSNI e i repubblicani e le questioni sono state risolte abbastanza rapidamente. Ma qui non c’è nessuno da cui si può andare a parlare. Gran parte sono disordini «ricreativi». A volte ci sono state reazioni per le pesanti tattiche adottate dalla polizia”.

Non ci sono soluzioni facili, dice il reverendo Gibson.

“Penso che la comunità dovrebbe unirsi e chiedere la fine delle violenze, ma anche lavorando strettamente con la polizia. Uno dei problemi principali è che la polizia e i media dicono «fermate questo» e vogliono dire «fermate la protesta» invece di «fermate la violenza». È una questione diversa. Le persone hanno diritto di manifestare pacificamente ma, come ho detto una settimana fa, credo che le proteste dovrebbero essere sospese per dare ai politici la possibilità di lavorare. Prima, nessuno ascoltava, ma adesso abbiamo una possibilità con il Forum Unionista. Potrà non essere perfetto, ma dobbiamo dagli una possibilità. È aperto a tutti”.

E aggiunge: “Qual è l’alternativa? Il più grande richiamo che sento è per l’unità degli unionisti, affinché lavorino insieme. Quando una parte dell’unionismo non desidera lavorare con il resto, si ha solo il frazionamento unionista”.

Le questioni che devono essere affrontate per risolvere le tensioni, a suo parere, sono le seguenti:

  • La “de-inglesizzazione” dell’Irlanda del Nord
  • La lista “infinita” di inchieste su presunte collusione dello Stato “ma ancora nessuna indagine sulle atrocità dell’IRA fatte da persone che adesso sono nel governo”
  • La Commissione Parate che è “così parziale”
  • Lo scarso rendimento educativo

“È necessario intervenire immediatamente e poi alle elezioni la gente può votare chi vuole”, aggiunge.

“Dobbiamo fare in modo di non cercare di usare un cerotto per coprire i problemi. Non si tratta solo di allontanare i contestatori dalle strade. Si tratta di affrontare tutte le questioni in modo da non tornare di nuovo alla stessa crisi tra sei o dodici mesi”.