Charles Pierce

Boston College
Qui sul blog stiamo tenendo d’occhio lo scontro tra Boston College e le comunità di polizia di Gran Bretagna e Irlanda del Nord – e, vergognosamente, troppe parti del nostro governo – sui tentativi britannici di ottenere le testimonianze orali raccolte nel Belfast Project, ossia il tentativo di compilare un resoconto autorevole della violenza in Irlanda del Nord nel corso degli ultimi 30 anni del Ventesimo secolo. Questa settimana, a quanto pare, il Boston College ha ottenuto almeno una piccola vittoria. La corte d’appello federale ha stabilito che l’università deve consegnare solo 11 degli 85 documenti richiesti dai governi di Stati Uniti e Gran Bretagna in quella che continua ad apparire come un tentativo di pescare nel mucchio da parte della polizia nordirlandese.

Nella sentenza di venerdì, una giuria composta da tre giudici della Corte d’Appello del Primo Circuito degli Stati Uniti ha convenuto che il giudice era andato troppo lontano. “Dopo una revisione dettagliata dei materiali in questione, troviamo che la corte distrettuale abbia abusato del suo potere discrezionale in ordine alla produzione di molte delle interviste che, dopo una dettagliata lettura delle stesse, non contengono informazioni utili alla citazione in giudizio del 21 agosto 2011”, hanno concluso i giudici del Primo Circuito. Afferma che Boston College deve rilasciare solo 11 delle 85 interviste originariamente citate in giudizio.

Come dovrebbe essere chiaro dalle altre notizie del giorno, molto di quanto prendiamo come scontato in questo Paese va alle ortiche ogni volta che qualcuno grida a voce alta “terrorista”. In questo caso sembra ci sia la volontà britannica di mettere in imbarazzo, tra gli altri, Gerry Adams, leader dello Sinn Féin – e presunto comandante dell’IRA – che ora siede in Parlamento, con grande costernazione di molte persone che conoscono un sacco di poliziotti. Questa Corte ha appena richiesto quei poliziotti a lavorare di più, e dice agli studiosi americani che, per ora, possono svolgere le loro attività senza interferenze da parte del governo.