Martina Buckley

In dieci anni, J. K. Rowling è passata da insegnante d’inglese single con figlia a carico a scrittrice multimilionaria. Magia o talento?

Pure Magic - JK Rowling
Quando si nomina Harry Potter, il collegamento con l’immagine del ragazzino occhialuto è immediata. Grazie al felice connubio con la Warner Bros avvenuto nel 2001, l’immagine è immediata non solo nei paesi di lingua inglese, ma in tutto il mondo. J. K. Rowling, la scrittrice quarantaduenne che un decennio fa ebbe l’idea geniale di questo personaggio, ha, volontariamente o no, creato un impero.
Il capitale personale della Rowling era stato stimato attorno ai 545 milioni di sterline qualche mese fa. E questo prima che uscisse il film Harry Potter and the Order of the Phoenix e l’ultimo libro Harry Potter and the Deathly Hallows. Che, tra l’altro, se continua a vendere con i ritrmi del momento, potrebbe presto diventare il libro più venduto della storia dell’editoria.

J. K. Rowling ha dimostrato, sin dall’uscita del suo primo Harry Potter and the Philosopher’s stone nel 1997, di saper gestire la sua immagine e l’immagine del suo mago adolescente in modo ineccepibile. I suoi libri avevano vinto vari prestigiosi premi di letteratura per ragazzi ancora prima che la Warner Bros appiccicasse la faccia di Daniel Radcliffe al personaggio e sommergesse il mondo occidentale (e non) di merchandising.
Difatti, J. K. Rowling scrive parecchio bene ed ha avuto il pregio di riportare un genere morente – la letteratura magica e fantastica per ragazzi – all’apogeo della popolarità, con tutta una serie di cloni, imitazioni ed opere chiaramente a lei ispirate sbocciate in tutte le librerie da qualche anno a questa parte.

Chiunque riesce a creare code di chilometri di adolescenti davanti ad una libreria per acquistare un libro, si merita un inchino e tanto di cappello. La Rowling è riuscita in questo intento ed è riuscita a risvegliare l’immaginazione collettiva di una generazione di teenager svogliati e viziati che associavano ormai da troppo tempo i libri solo agli esami di maturità. L’editoria inglese per ragazzi non vedeva un boom di vendite come questo da decenni ed un’icona letteraria come quella di Potter non si ricorda dai tempi di Peter Pan. Certo, i media aiutano ed i film hanno contribuito parecchio. Però le code alle librerie continuano. E questi libri li leggono anche i genitori, neppure tanto furtivamente.
I sette libri della saga dei maghi adolescenti hanno scatenato polemiche, assensi, applausi e roghi fanatici. Nel suo website, la Rowling cita una frase di Ralph Waldo Emerson “Every burned book enlightens the world”, e commenta gioiosa “il mio ultimo libro è già stato bandito in varie parti del mondo fanatico religioso. Fantastico!”.
Ovviamente, la sua esultanza è da attribuirsi a tutta la pubblicità gratuita che la condanna del mago inglese da parte di certe frange fondamentaliste del mondo cattolico e cristiano ha portato all’opera letteriaria. E, probabilmente, un certo pizzico di orgoglio per aver scatenato una discussione sul diritto all’immaginazione da parte del lettore ed alla creazione libera da parte dello scrittore.
La Rowling sa di cosa scrive. Conosce certamente il latino (pregio ahimé non comune tra gli scrittori contemporanei) e si è parecchio documentata sui miti e la storia della magia, dell’occulto e conosce la letteratura fantastica del passato, a cominciare da Ariosto. I suoi libri non sono certo più “dark” delle storie dei fratelli Grimm, e chi ha letto l’edizione originale delle suddette “favole” sa cosa intendo. Certo, ci scappa un morto di tanto in tanto (la Rowling ultimamente sembra compiacersi nell’ammazzare i suoi personaggi) ma le morti sono sono sempre eroiche e sacrificali alla causa del bene. Non ci sono lupi che divorano ragazzine vergini (licantropi sì però, seppure di animo generoso).
Le motivazioni per la condanna di “elogio delle pratiche dell’occulto” non si capiscono molto bene, dunque. La Rowling mantiene sempre una netta distinzione tra la magia bianca e la magia nera e Voldemort è un “cattivo” senza possibilità di redenzione. Oltretutto in ogni libro vengono sempre celebrati i valori dell’amicizia, del coraggio, della famiglia, dell’amore, dell’onore.
Mi viene il dubbio che gli oscurantisti inneggianti al rogo non abbiano mai aperto un libro della nostra scrittrice. O un qualsiasi libro in generale.

La saga di Harry Potter sembra finita. Certo, mancano ancora due film, ma chi ha letto l’ultima storia sa come va a finire. La saga di un gruppo di amici che passa dall’infanzia, pubertà, adolescenza fino all’età adulta è giunta ad una conclusione. J. K. Rowlings non esclude la possibiltà di un ottavo libro, in futuro. Però non la assicura neppure. Probabilmente un altro trucchetto commerciale per stimolare l’interesse dei lettori più accaniti, o probabilmente un dubbio in buona fede. Forse la scrittrice non vuole rinunciare del tutto al suo figlio più famoso, quello che le ha portato più fortuna e successo. O forse, semplicemente, le piace scrivere.