Daniele Mastrogiacomo

terremoto in Abruzzo

Berlusconi torna un’altra volta all’Aquila: “Ormai è una città fantasma”
Quasi trentamila persone sono senza tetto. Maroni: “Scaviamo fino a domenica”

L’AQUILA – Silvio Berlusconi risponde all’appello. Torna, per il secondo giorno consecutivo, nel cuore della tragedia e visita per la prima volta il centro storico della città. Niente elicottero, questa volta. Un giro a piedi, scortato da una squadra di tecnici dei vigili del fuoco e della Protezione civile. Tra i vicoli dissestati dal sisma, sotto i palazzi scossi, lacerati, bucati dallo sciame – 380 scosse in meno di 50 ore – sente vibrare il terreno sotto i piedi. Vede barcollare i palazzi maestosi del centro, rimasti in piedi, ma feriti da crepe profonde che li attraversano dal tetto alle fondamenta. Riafferma gli impegni già presi ieri nei villaggi e nei paesi della provincia, assicura che “nessuno verrà lasciato solo”, verifica e si compiace della macchina dei soccorsi.

Ma si rende subito conto di quanto sia grave la situazione. “Purtroppo – commenta ad un certo punto – l’Aquila è diventata una città fantasma. Il problema è vedere dove e in che modo sistemare chi è senza casa e non può certamente tornare a vivere qui”. S’identifica con le migliaia di famiglie costrette a fuggire in piena notte da un terremoto che scuoteva case e palazzi, che bersagliava strade e marciapiedi di pietre, mattoni, tegole, pezzi di cemento. Famiglie che hanno resistito per tre giorni all’adiaccio, senza vestiti, soldi, scarpe, chiusi nelle loro auto, ammassati alla meglio, con i figli sconvolti, tramatizzati, incapaci di realizzare la tempesta che si era abbattuta sulla loro vita. “Da genitore”, aggiunge il premier, “credo che non porterei mai la mia famiglia qui in una casa dove mi dicono che con una scossa più forte ci sarebbe il rischio di un crollo”.

I numeri, nella loro fredda razionalità, servono ancora una volta a capire la dimensione e la portata della grande tragedia abruzzese. I morti sono 267. Tra questi ci sono 16 bambini. Nove vittime sono ancora da identificare. Quattro sono stati recuperati nel pomeriggio. Quasi trentamila persone sono senza un tetto, 17.772 sono ospitate all’interno di 31 tendopoli, ricevono cibo e conforto da 24 cucine da campo, possono curarsi in 14 ambulatori distribuiti su un territorio di cento chilometri quadrati. Mancano all’appello ancora una cinquantina di persone.

Guido Bertolaso, responsabile della Protezione civile, il regista di questa immensa macchina di soccorso, pensava di scavare tra le macerie ancora per 48 ore. Ma il miracolo avvenuto martedì notte, quando è stata strappata dalle macerie una ragazza di 22 anni, ha dato nuova forza e altre speranze. Il ministro dell’Interno Roberto Maroni crede anche all’impossibile. Ha ordinato di proseguire nelle ricerche. Almeno fino a Pasqua. Poi sarà la volta delle ruspe. Anche i detenuti del carcere sono stati trasferiti altrove. Molti sono soggetti al regime del 416 bis. Per loro è stata una sorta di liberazione. Domenica notte se la sono vista brutta.

Le immagini strazianti degli scampati, ma soprattutto del disastro urbanistico della città, del suo centro storico, del suo cuore commerciale e finanziario, accelerano questa straordinaria gara della solidarietà. Le più alte cariche dello Stato vogliono essere presenti. Vogliono toccare con mano, vedere da vicino, con i propri occhi, lo scempio del terremoto. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano domani verrà a l’Aquila per una visita che la gente apprezza in modo particolare. Perché, mi dicevano molte persone, con Napolitano sentiranno concretamente vicino lo Stato, nella sua massima espressione. Non sono visite di prammatica, rituali. Camminare tra questi vicoli, osservare i visi segnati, sofferti di tanti uomini, donne e bambini colpisce al cuore. I ministri Bossi e Calderoli sono arrivati nel primo pomeriggio. Il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, è giunto in mattinata. Arriverà presto anche il presidente del Senato Schifani. Tra qualche giorno persino papa Benedetto XVI.

Ma sono decine, forse centinaia le persone di ogni genere, artisti, attori, calciatori, esponenti delle comunità cattoliche di base, del volontariato, della medicina, della scienza, dell’industria che partecipano alla gara di solidarietà. Gli annunci, le iniziative, le offerte sono così numerose, spontanee, importanti da spingere la protezione civile a istituire un ufficio di coordinamento. Più che vestiti, medicine, coperte e tende, servono soprattutto soldi. Bertolaso lo ha detto chiaramente. Così, oltre a migliaia di volontari che attendono di essere organizatai e dirottati nei punti dove serve la loro preziosissima opera, scatta la raccolta delle offerte. Si tassano tutti. Dai consiglieri provinciali e regionali di tutta Italia, alle imprese, alle organizzazioni di categoria, agli ordini professionali. Persino al Quirinale è stata avviata una sottoscrizione a cui non si è certo sottratto lo stesso Capo dello Stato. Si mettono all’asta magliette dei calciatori autografate, si loffrono alloggi gratis nelle oasi del wwf, si distribuiscono piccole ma preziose ricariche telefoniche. Le comunità rom e sinti, così tanto additate negli ultimi mesi, hanno fatto sapere di essere pronte a donare sangue, se fosse necessario. Senza considare gli attestati di affetto, gli slanci spotanei di altre donazioni, di nuove raccolte fondi, di sottoscrizioni, di aiuti concreti che arrivano da tutto il mondo. Lo sport rispetta il lutto. La serie B ha annullato le partite di sabato. Si recuperano martedì dopo Pasqua. Mai come in questo caso, la globalizzazione ha prodotto per una volta solidarietà.

Gli abitanti de l’Aquila e dei paesi vicini cercano disperatemente segnali di normalità. Hanno bisogno di riprendere a vivere, di lavorare, di mandare i figli a scuola, di andare in ufficio, nelle fabbriche, di aprire i negozi e le botteghe. Ma è impossibile. Il centro storico, il cuore commerciale e finziario di questa parte dell’Abruzzo, è un’area desolata e pericolante. E’ stata chiusa e transennata. E’ pericoloso entrare. Oggi si è svuotata. Ci vorrà molto tempo per ridare vita ad un assetto urbanistico senza più anima. Le poche cose che funzionano vengon o attrezzate dentro roulotte. Come gli uffici postali che hanno iniziato a distribuire la pensione. L’attività scolastica preoccupa studenti e genitori. Ma sarà impossibile riprenderla in modo normale. Il ministro Gelmini ha assicurato che nessuno perderà l’anno scolastico e anche per i maturandi ci saranno particolari condizioni. Verranno stanziati 110 milioni per costruire e riorganizzare gli edifici scolastici. La città è presidiata da centinaia di poliziotti e carabinieri. Vigilano sui beni lasciati dagli sfollati. Gli sciacalli sono in agguato. In attesa dei funerali per le vittime di questa nuova tragedia. Di Stato. Venerdì alle 11, dentro e davanti alla caserma della Guardia di Finanza di Coppito.