sabato 30 agosto 2014
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Fire in the Blood. Lady Marian Price

Fire in the blood. La mia intervista a Marian Price

Intervista di René Querin

“Il modo migliore per realizzare un sogno è quello di svegliarsi”
Paul Valéry

L’odioso trillo del cellulare mi riporta alla realtà. Bip-bip, bip-biip. Il messaggio di Andrea da Belfast è asciutto. Solo poche parole:

“Venerdì ore 16. Puntuale”.

Finalmente.

Il momento tanto atteso è arrivato. Salgo sul pullman che da Dublino mi porterà fino a Belfast. L’autista ha messo il climatizzatore sulla temperatura dell’inferno, o quasi; l’aria sul mezzo è irrespirabile e ti fa chiudere gli occhi. Anche il paesaggio che scorre dai finestrini non aiuta a restare vigili. Però devo sistemare le domande, controllare se sono scritte correttamente e se riesco a coprire tutti i punti della mia scaletta. E poi, ovviamente, speriamo di seguirla anche se sono curioso di capire dove può portare.
La mia prima intervista.
Il pullman è in ritardo, ovviamente. Vedo passare dai vetri Newry e la zona del South Armagh, poi Banbridge, Lisburn. Ancora il nastro nero d’asfalto e poi, finalmente, la periferia di Belfast.
eiri amach na casca L’autista parcheggia il torpedone alla stazione degli autobus dietro all’Europa Hotel, il più bombardato d’Europa dal dopoguerra ad oggi.
Andrea mi aspetta fuori in strada, le quattro frecce accese. Neppure il tempo di un saluto e siamo già nel traffico caotico di Belfast.
Venerdì pomeriggio. Sembra che nessuno lavori. Sono tutti in giro ad intasare le strade cittadine. Ed il ritardo aumenta.
Man mano che ci addentriamo nel cuore di Belfast, l’ansia comincia ad aumentare. I soliti dubbi, le mille perplessità di chi, lontano spettatore degli avvenimenti nordirlandesi, si troverà tra poco a cospetto con un’assoluta protagonista delle lotte repubblicane.

Marian Price.
Una donna che ha vissuto interamente ed intensamente la trentennale lotta di liberazione dal giogo britannico. Ha guidato l’unità dell’Ira responsabile della ‘bombing-campaign’ sul suolo inglese negli anni ’70. Protagonista, suo malgrado, del più lungo sciopero della fame e costretta all’alimentazione forzata che le ha causato problemi di salute. Ma sempre indomita e con una forza esplosiva. Ha aspramente criticato i Provisional e lo Sinn Fein per l’Accordo del Venerdì Santo, ricevendo la visita di alcuni esponenti paramilitari che hanno cercato di convincerla del contrario. È ritornata alla politica attiva, entrando nel 32 County Sovereignty Movement e occupandosi attivamente dei prigionieri repubblicani come portavoce dell’IRPWA. Il 32 Csm viene ritenuto dai governi inglese ed americano la vetrina politica della Real Ira, formazione dissidente formata nel 1997 da importanti repubblicani stanchi dell’immobilismo dei Provisional, tra i quali Michael McKevitt, Thomas “Slab” Murphy, Marian Price e Francis Mackey.
Marian Price, portavoce IRPWA durante una commemorazione L’auto si ferma davanti alla sua abitazione ad Andersontown. Scendiamo velocemente e suoniamo il campanello. La porta si apre e lei mi accoglie in casa con un largo sorriso, come se mi conoscesse da tempo.
Entriamo nel salotto, con le decorazioni natalizie già in bella mostra. Ci sediamo sul divano, al caldo. Mi sento a mio agio, i timori si sono dissolti. Marian Price ha un volto delicato, molto irlandese, ma ci sono fierezza e orgoglio nello sguardo. Entra una ragazza e ci porta il tè con i biscotti, defilandosi subito dietro la porta chiusa. Dopo aver sorseggiato la bevanda fumante, si parte con la prima domanda. Sono al settimo cielo, incurante se qualche orecchio estraneo potrà sentire ogni nostra parola.
Marian Price ed io… praticamente sono come un ragazzino che incontra il calciatore preferito, moltiplicando tale sensazione di cento volte.

Marian Price e Rene' Querin

Lo Sinn Fein si appresta a dare il proprio sostegno al Police Service of Northern Ireland, accettando ufficialmente l’appoggio all’amministrazione inglese della giustizia. Da esponente repubblicana, si sente tradita da questo cambiamento?
Non mi interessa la posizione dello Sinn Fein. Non lo reputo neppure più un partito repubblicano. Quale rappresentante del 32 County Sovereignty Movement non darò mai l’appoggio alla forza di polizia britannica. Non importa che ad indossare la divisa sia un nazionalista. Noi siamo contro a tale forza di occupazione e contro tutto ciò che ha rappresentato in questi anni.

Gli accordi di Saint Andrews sono stati presentati dallo Sinn Fein come una vittoria. L’inizio del processo di unificazione dell’Irlanda.
Lo Sinn Fein si sta accontentando di Stormont. Accettare di sedere allo stesso tavolo con i rappresentanti del governo inglese non è cercare di riunificare l’Irlanda ma vuol dire accettare lo status quo. Le cose sono così e tali rimarranno, sembra dire il partito di Gerry Adams.

Ma il 32CSM come si pone nei confronti della working class unionista? Pensate che abbiano da guadagnare in un’ipotetica Irlanda unita?
Gli unionisti sono una parte integrante delle Sei Contee. Non c’è nessun piano per cacciarli dalle loro case e dalla terra dove sono nati. Consideriamo anche il fatto che in Inghilterra non verrebbero accolti a braccia aperte, ma troverebbero molti ostacoli per la loro crescita. L’obiettivo del nostro movimento è la completa integrazione.
Nell’Irlanda socialista che abbiamo in mente c’è posto per chiunque. Ad esempio, il primo passo sarebbe cambiare l’attuale costituzione, troppo distante dai nostri punti di vista. Tale legislazione andava bene nell’Irlanda rurale e bigotta del secolo scorso. Per la costituzione irlandese, la famiglia è sacra e inviolabile. La nostra idea è di aiutare i più deboli, anche al di fuori della classica famiglia attuale.

Il segretario di Stato Peter Hain afferma che gli attacchi dei cosiddetti “dissidenti” repubblicani alle attività commerciali in Nordirlanda sono costati alla comunità oltre 25 milioni di sterline nel solo 2006. Quale strategia osserva dietro a queste azioni?
I dissidenti repubblicani continuano questi attacchi, limitanndosi alle proprietà commerciali, per infliggere il maggior danno possibile agli investitori stranieri.
Non è una strategia insolita. Veniva applicata dai Provos già ai miei tempi.
Probabilmente cercano di allontanare i capitali dall’Irlanda del Nord, contrastando in questo modo la politica di normalizzazione messa in atto dal governo inglese. Qui non c’è una situazione normale, pertanto i dissidenti cercano di farlo capire all’opinione pubblica interna ed internazionale.

In Italia giungono poche notizia del Nordirlanda e spesso sembrano arrivare direttamente dagli uffici stampa inglesi oppure dalla penna di qualche spin doctor dello Sinn Fein. Sembra non ci sia la volontà di approfondire o di ascoltare anche voci fuori dal coro. Sono pochi gli esempi che si staccano da questa linea. Come mai il 32CSM non riesce a spingere la propria voce al di fuori del Nordirlanda?
Marian Price durante l'intervista Il nostro è un piccolo movimento che non gestisce soldi provenienti dalle casse inglesi, ma basa il proprio sostentamento sulle donazioni dei nostri affiliati. Non riusciamo a permetterci auto di lusso e neppure case di villeggiatura in luoghi esotici. Lavoriamo sul campo, in mezzo alla gente e cerchiamo di far capire loro la nostra idea politica. Ma non abbiamo mai abbastanza mezzi finanziari per farci sentire dal resto del mondo.
Però siamo riusciti a far accettare una nostra mozione alle Nazioni Unite, riguardante il diritto alla sovranità del popolo irlandese sull’intera isola e contro la prolungata occupazione militare inglese delle Sei Contee.
Tale mozione è stata osteggiata dagli altri movimenti repubblicani che non hanno fiducia dell’operato del Palazzo di Vetro.

Il vostro sito Internet è stato attaccato più volte dal segretario di Stato Hain…
Sì, le istituzioni inglesi non vedono di buon occhio la nostra vetrina sul web. Personalmente non capisco nulla di queste cose tecnologiche però riconosco l’importanza di proporsi anche all’esterno del nostro paese.

Le pagine non vengono aggiornate da un po’ di tempo.
È un problema del quale sono a conoscenza. In parte è dovuto alla mancanza cronica di fondi da destinare a tale scopo.

E l’altra parte?
Lo Special Branch inglese ha dato parecchi fastidi a chi gestisce il sito. Si sono recati sul suo posto di lavoro, gli hanno messo molta pressione addosso ed ora è visibilmente spaventato.

Nelle scorse settimane si è tenuto un importante convegno a Conway Mills – ripetuto poi anche a Toombridge – intitolato “Policing. A bridge too far?” che ha chiamato a raccolta le diverse anime repubblicane. Quali sono state le conclusioni?
È stato un convegno importante. Abbiamo discusso tra di noi, confrontando le nostre posizioni con quelle degli altri gruppi repubblicani. Siamo tutti contrari al sostegno alla polizia, tranne lo Sinn Fein ovviamente, e non vogliamo che i giovani repubblicani possano un giorno indossare quella divisa.

Ma vorrebbe dire trovare qualcuno che conoscete agli angoli delle strade. Potrebbero essere schierati più poliziotti nei quartieri repubblicani, per difendere gli abitanti dagli assalti e dalle violenze.
Non importa chi indossa la divisa della Psni. Noi siamo contro all’uniforme stessa, a quello che ha rappresentato per tutta la popolazione repubblicana e nazionalista, alle sofferenze che ci ha causato nel corso di quasi 40 anni di Troubles.

All’incontro erano presenti tutti i partiti ed i movimenti repubblicani?
No. C’è stata la defezione del Republican Sinn Fein. Non si è presentato nessuno di loro. Forse non hanno interesse per il dibattito su certi temi.

E come mai?
Il partito di O’Bradaigh si ritiene una specie di elite repubblicana che mai si mischierebbero con gli altri gruppi. La loro posizione era già nota da tempo, ma pensavamo che per un convegno di tale importanza qualcuno di loro si sarebbe fatto vivo. Ed invece no. Per me sono la retroguardia dello Sinn Fein. Stesse idee e stesso modo di porsi davanti ai problemi della nostra gente.

Lei è attualmente in prima linea nel sostegno ai prigionieri repubblicani, avendo vissuto sulla propria pelle la durezza del regime carcerario. Qual è la situazione attuale nelle carceri?
Hanno bisogno di molte cose. Nelle carceri, ed in particolare a Maghaberry, ai prigionieri servirebbe un migllior regime detentivo, maggiore libertà di movimento e di associazione. È assurdo che le autorità carcerarie non permettano a più di tre prigionieri di essere contemporaneamente fuori di cella, chiedendo un rapporto tra agenti e prigionieri di 4 a 2 o 3 a 1. È una norma troppo restrittiva e l’IRPWA si oppone con forza. I prigionieri repubblicani sono segregati nelle loro celle per quasi tutta la giornata, senza possibilità di incontrarsi e parlare.

Perché ci sono numerose associazioni per il sostegno ai prigionieri?
Avere molte associazioni è dispersivo, lo so, però ogni movimento tende ad aiutare i propri associati e le loro famiglie. L’associazione RPAG fornisce sostegno solamente ai prigionieri appartenenti al Republican Sinn Fein, mentre il nostro impegno è aiutare i compagni della Real Ira, alleviando loro, per quanto possibile, le sofferenze derivanti dall’incarcerazione.

Sa che un ex-prigioniero repubblicano, Seanna Walsh, ha detto che non è possibile per una donna affrontare un lungo sciopero della fame perché il fisico dell’uomo è migliore e può reggere più a lungo? (Marian Price alza gli occhi al cielo e ride)
Davvero? Ha davvero detto così? Folle, assolutamente. È proprio una questione fisiologica e di conformazione del corpo umano. La donna ha maggiori riserve di grasso per cui può sostenere più a lungo la mancanza di cibo.

Un’ultima domanda. Alla luce dell’incontro di Conway Mills Marian Price accetterebbe un invito per bere una tazza di tè insieme all’attuale leadership dell’INLA?
Solamente con un assaggiatore…

About René Querin

Di professione grafico e web designer, sono appassionato di trekking e innamorato dell'Irlanda e della sua storia. Insieme ad Andrea Varacalli ho creato e gestisco Les Enfants Terribles.
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