clinica santa ritaIl dottor Fabio Presicci sta in gabbia, il collega di cui era l’aiuto, Pierpaolo Brega Massone, primario di chirurgiua toracica è rimasto a San Vittore, il terzo medico detenuto Marco Pansera, è a casa ai domiciliari. Siamo a Milano nell’aula grande al primo piano del palazzo di giustizia. Inizia con la discussione sulla costituzione delle parti civili il processo a 11 medici della clinica Santa Rita di Milano accusati a vario titolo di lesioni volontarie gravissime, falso e truffa al servizio sanitario nazionale in riferimento a interventi chirurgici che sarebbero stati secondo la procura una sorta di attentato alla salute per 83 pazienti ma utili per gonfiare il valore delle somme del rimborso dalla Regione Lombardia.

Della costituzione delle parti si parlerà ancora alla prossima udienza il 13 gennaio in un processo che si preannuncia complicato soprattutto lungo nei tempi. C’è chi parla di almeno due anni di udienze per arrivare alla sentenza.

Dice Massimo Pellicciotta, legale di Brega: “L’ho consigliato io di non venire in aula, per evitare un’inutile esposizione mediatica per un’udienza esclusivamente tecnica”.

Michele Ragonese e Daniela Mazzocchi che assistono Presicci sono ancora più duri: “Purtroppo una sentenza è già stata emessa dai media che hanno scritto di clinica degli orrori, in una vicenda in cui si contestano lesioni volontarie senza effettuare visite sui pazienti. Le accuse sono tutte da dimostrare”.
Su 83 operazioni al centro del processo, solo 45 pazienti chiedono formalmente di costituirsi parte civile e per 5 di questi la causa sarà portata avanti dagli eredi, causa decessi. La ragione è molto semplice: c’è chi non ha la disponibilità economica per affrontare la costituzione di parte civile.
Vogliono essere parte processuale Asl, Regione Lombardia e Ordine dei medici. In aula si fanno avanti anche Medicina Democratica, Tribunale dei diritti del malato e Confconsumatori.

I giudici della quarta sezione penale del Tribunale di Milano autorizzano alcuni legali dei pazienti a indicare come responsabile civile la clinica Santa Rita che nella causa penale è davanti al gup per patteggiare la pena.

Ma il legale della clinica chiede di potersi costituire contro gli imputati. Ci penseranno i giudici a risolvere un guazzabuglio giuridico simile alla situazione in cui si trova Bank of America nel processo milanese per il crac della Parmalat: da un lato responsabile civile e dall’altro imputata in due processi, in uno per responsabilità oggettiva come persona giuridica, nell’altro con i suoi ex manager come persone fisiche.

Tra gli ex pazienti della struttura sanitaria in aula c’è Salvatore Fanizzo operato al polmone destro. “Senza che ce ne fosse alcun bisogno. Brega Massone apparentemente era una persona gentile – dice – ma se ha sbagliato deve pagare, io ho fiducia nella giustizia. Spero solo che la salute mi assista fino al termine del processo per vedere la sentenza. Sarà più importante avere giustizia che ottenere il risarcimento”.

La difesa di Brega Massone nella sua lista testi indica decine e decine di pazienti pronti a venire in aula a dire ai giudici che loro sono stati curati benissimo e che alla Santa Rita non ebbero problemi.
L’avvocato Ragonese ribadisce: “Sarà un confronto tra perizie, la verità si accerta in aula”.