Tratto da Repubblica Online

Colpito il nucleo di comando del clan Molè-Piromalli. Nel mirino i finanziamenti destinati al porto di Gioia Tauro

Tra di loro c’è anche il faccendiere Aldo Miccichè. E’ al centro dell’inchiesta sui presunti brogli elettorali

Arresti a Reggio Calabria

Arresti a Reggio Calabria

REGGIO CALABRIA – Un nucleo di comando di una cosca della ‘ndrangheta che comprendeva anche imprenditori e professionisti, è stato smantellato ieri a Gioia Tauro dalla squadra mobile di Reggio Calabria.

Il blitz, effettuato in collaborazione con i Ros dei carabinieri, ha portato al fermo di ventuno persone e ha decapitato il clan Molè-Piromalli, uno dei più potenti della regione. Alcune persone sono state fermate anche a Roma e Milano. Imprenditori e professionisti, secondo l’accusa, erano legati alla cosca nella gestione di alcuni affari. Tra di essi ci sono anche un avvocato con studio a Roma ed un commercialista, per tutti l’accusa è di associazione mafiosa.

Tra i fermati c’è anche il faccendiere Aldo Miccichè, ex dirigente della Democrazia Cristiana negli anni ottanta, da anni in Venezuela. Il suo nome è al centro dell’inchiesta, che nasce da quella legata al blitz di ieri, sui presunti brogli riguardo al voto degli italiani all’estero alle ultime elezioni. Secondo gli inquirenti i brogli avrebbero portato ad un’attenuazione della norma che regola il cosiddetto “carcere duro per i mafiosi”, il 41bis. Per questo motivo Miccichè avrebbe contattato il senatore Marcello Dell’Utri. Alcune telefonate fra i due sono state riportate nel provvedimento di fermo dei magistrati di Reggio Calabria.

Durante una conferenza stampa, alla quale ha partecipato anche il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso, i magistrati della Dda di Reggio Calabria hanno spigato di aver operato i fermi per evitare il compimento di omicidi in risposta al delitto del boss Rocco Molè, ucciso il primo febbraio scorso. Durante le indagini gli inquirenti hanno sospettato che fossero imminenti reazioni a quell’omicidio e hanno deciso di intervenire.

L’operazione rientra nell’inchiesta che indaga sugli interessi dei Molè-Piromalli sul porto di Gioia Tauro, dove sono previsti per i prossimi anni investimenti per centinaia di milioni di euro. Secondo le indagini, in corso da oltre un anno, i professionisti e gli imprenditori avrebbero dovuto inserirsi nelle attività del porto per conto dei Molè-Piromalli che sarebbero così entrati in possesso di parte dei finanziamenti. Un’azienda operante nel porto, la All Service, è stata sequestrata a causa di accertate infiltrazioni mafiose. Gli inquirenti hanno inoltre disposto perquisizioni in alcune carceri per verificare eventuali contatti fra detenuti e mondo esterno.