Traduzione a cura di Francesca Fodale

Il portavoce di Batasuna, Arnaldo Otegi, ha denunciato l’esistenza di “concreti interessi politici e mediatici” che cercano di creare “una cerimonia della confusione”, sottraendo così “valore politico” alle iniziative che puntano all’avvio di un processo di risoluzione del conflitto.

Arnaldo OtegiDonostia (San Sebastian, ndt). Arnaldo Otegi assicura che “nonostante tutte le speculazioni, si stanno verificando circostanze che aiutano il processo di risoluzione” ma allo stempo tempo ha sottolineato come ci siano “interessi concreti, di natura politica e mediatica, che cercano di sminuirne l’importanza” richiamando l’attenzione solo sulle aspettive relative all’operato dell’ETA e del Governo Spagnolo.

A seguito delle voci e degli articoli a proposito di una possible tregua dell’ETA, Otegi è apparso insieme a Ainara Armendariz per denunciare l’esistenza di una strategia, da parte di alcuni settori politici e mediatici, che punta all’allestimento di “una sorta di cerimonia della confusione”.

A suo avviso, da quando Batasuna presentò la proposta di Anoeta, è in atto una manovra per “deviare l’attenzione, creare incertezza, limitare le possibilità e i margini di manovra di tutto il mondo” in vista dell’avvio del processo di risoluzione del conflitto politico, una tattica che “si è strategicamente intensificata nelle ultime settimane”.

Manifestazione a DonostiaOtegi ha poi chiarito che, quando la scorsa settimana aveva annunciato che “si stavano compiendo nuovi passi e che il lavoro svolto con discrezione era destinato a raccogliere i propri frutti”, si riferiva alla necessità di un accordo tra i partiti Baschi, contro ogni tentativo di svuotare di senso politico le iniziative che s’iscrivono in questa linea d’intervento.

Con queste parole si è riferito all’apparizione pubblica di UGT e LAB che, secondo quanto ha riportato, “ha rappresentato, anche per l’opinione pubblica, un palese superamento del loro ambito sindacale”, e all’appoggio offerto da diversi partiti e movimenti sindacali alla manifestazione svoltasi sabato 18 febbraio a Bilbao contro il giudizio del caso 18/98*.

Iniziative femminili

Il mahaikide Otegi ha inoltre sottolineato che le rappresentanze femminili di tutti i partiti, a esclusione della destra spagnola e francese, lavorano nell’ombra da molto tempo per rendere possibile un “processo democratico”. Un’iniziativa, a suo avviso, estremamente importante.

Il portavoce di Batasuna ha inoltre apostrafato come “menzognere” le dichiarazioni che la descrivono come un progetto “costruito” dal parlamento di Gasteiz, considerato che, sebbene ci siano parlamentari che vi hanno aderito sin dall’inizio, è comunque sostenuto da “donne provenienti da tutte le sette le provincie che compongono Euskal Herria”.

Ha aggiunto che “le fondamenta di questo programma risiedono nei suoi «validi obiettivi», validi proprio perché aspirano alla creazione di un nuovo contesto politico che accolga e permetta la realizzazione di tutti i progetti”.

Sabotare il processo

L’esponente di sinistra ha inoltre effettuato un richiamo alla “responsabilità” da parte degli organi d’informazione. Ha affermato di comprendere come la “logica imprenditoriale” li obblighi a una “lotta” per assicurarsi il maggior numero di notizie, ma ha anche ribatito che “la pace, la democrazia e la giustizia dovrebbero essere in cima a qualsiasi altro interesse”.

LABA suo avviso alcuni organi d’informazione cercano infatti di “sabotare il processo” mentre dovrebbero piuttosto rivestire un ruolo attivo nel superamento del conflitto.

Otegi ha quindi concluso il proprio intervento ricordando che tocca ora ai partiti “porre le basi per una piattaforma di dialogo e negoziazione politica” e che preferirebbe “diminuissero – durante le prossime settimane – le conferenze stampa volte a chiarire posizioni filtrate da altri”. A suo avviso “ogni giorno di più si concretizza per questo paese l’opportunità, non priva di difficoltà, di superare il conflitto”.

Note

* Il “caso 18/98” si riferisce al maxiprocesso, in corso da 8 anni, che ha coinvolto circa 250 cittadini Baschi. Il processo, indetto per motivazioni di natura politica, si è tristemente distinto come caso esemplare di violazione dei diritti civili e umani. Il dibattimento, in più occasioni e da più fronti attaccato per la propria parzialità politica e, conseguentemente, per l’incoerenza giudiziaria, mina alcune delle principali libertà civili del popolo Basco, tra le quail il diritto d’espressione, d’associazione, di riunione e la libertà ideologica. La piattaforma 18/98+, che ha organizzato la manifestazione del 18 Febbraio 06, e che riunisce un ampio campione delle realtà politiche, sindacali e sociali del nazionalismo Basco, è da tempo impegnata nella denuncia delle violazioni civili e dei maltrattamenti subiti dagli imputati. (ndt) Torna su