< ![CDATA[Ancora gravissimi scontri in Kenya, dopo la proclamazione dei risultati ufficiali delle elezioni presidenziali del 27 dicembre scorso. Almeno 30 persone sono morte all’interno di una chiesa data alle fiamme a Kisumu, nel Kenya occidentale, dove le vittime si erano rifugiate per sottrarsi alle violenze esplose da giorni nel Paese. Nel frattempo sono saliti a 250 i morti degli scontri scoppiati nel paese nelle tre principali aree di battaglia: l’ovest del Kenya, le bidonville di Nairobi e Mombasa. Nell’ovest del Paese, regione dei Luo cui appartiene il leader dell’opposizione Odinga sconfitto alle presidenziali, ci sarebbero circa 60 morti allineati nell’obitorio di Kisumu. Nelle bidonville di Nairobi sono esplosi violenti incendi. Si parla anche di una quarantina di vittime, ma nessuno ha potuto verificare la notizia. Moltissimi i feriti nelle zone circondate dalla polizia. A Mombasa sono stati rinvenuti sette cadaveri fatti a pezzi con il machete e sono avvenute violente sparatorie.
Saccheggi e violenze sono esplose in tutto il Kenya, spesso su base tribale.

Tra Kibaki, eletto nuovamente presidente, e Odinga, il candidato sconfitto, non