A cura di Francesca Fodale

the cities of belfast“The Cities of Belfast”, una raccolta interdisciplinare di saggi nata dalla collaborazione tra eminenti studiosi inglesi, irlandesi e nordirlandesi, approfondisce le possibilità che la cultura può offrire a Belfast nell’affrancamento dall’immagine stereotipata in cui è stata trasfigurata nel corso della storia. Le cronache degli ultimi trent’anni hanno infatti congelato questo frammentato reticolato urbano in un’inquadratura fissa: un luogo devastato dal bigottismo religioso e dall’odio settario, dalla ferocia del disordine civile e dalla desolazione sociale. Una città che, per accumulazione delle proprie anormalità, assurge alla categoria di abnorme: “its representation supersaturated with images of strangeness, anomaly and deviance”.

belfastLa Belfast che gli autori intendono restituirci è invece il teatro di una possibile rinegoziazione del senso della storia e degli scambi tra le identità culturali che la abitano. In quest’ottica, l’analisi dettagliata delle vicende sociali, economiche e artistiche che ne hanno connotato il profilo e, di conseguenza, le fluttuazioni topografiche proprie di uno spazio urbano in continua ridefinizione, è un atto di responsabilità dovuto da parte di chi non si limiti all’osservazione esteriore del “fenomeno Belfast” ma si appassioni alla sua decodifica.

belfastNei quindici essays che compongono la raccolta, ciascuno dei segni che concorrono alla significazione di questa realtà sociale e umana è analizzato e decifrato in un esemplare equilibrio tra spunti e conclusioni. Dall’analisi geologica e architettonica della città ‘fondata sul fango’ e recentemente soggetta ad ardite speculazioni edilizie, alla narrazione dei passaggi storici entro cui si è articolato lo sviluppo industriale del porto e dei cantieri navali durante il XVIII e XIX sec; dalle lotte per la rivalutazione della lingua irlandese quale patrimonio identitario della comunità nazionalista, al carnevale bachtiniano con cui l’Ulster Literary Theatre dissacrò gli stilemi dell’apologetica del buon villano portata in scena all’Abbey Theatre di Dublino; Belfast come locus poetico e l’estetica di Belfast nella lirica e nella prosa del ‘900, fino alla drammatizzazione fotografica e pittorica di un’entità geografica ma soprattutto esistenziale.

belfastNel saggio “What itch of contradiction? Belfast in poetry” Eamon Hughes contesta la prospettiva deterministica, e tribale, applicata dal nazionalismo allo spazio urbano “by turning location into destination”. Un simile determinismo interpretativo, frutto di cliché e sensazionalismi da tabloid, sembra essere il bersaglio d’una trattazione che restituisce una Belfast resa unica e preziosa proprio dalle antinomie che la contraddistinguono. Se l’esemplificazione delle sue peculiarità ha concorso a ridurla una somma di addendi conflittuali, nella problematizzazione delle sue dialettiche può risiedere la speranza per una vivace, e pluralistica, rinascita culturale.

Boom Town di John Duncan
Alcune foto presenti nel testo