Rossana Sisti

Spopola anche in Italia il protagonista di un libro per ragazzi che molti contrappongono a Harry Potter. Parla l’autore

Racconta Timothée de Fombelle, ex professore di lettere: “Nelle mie storie non ci sono né maghi né streghe. Magico è il punto di vista dei bambini”

Timothée de Fombelle vive a Parigi in un grazioso appartamento che si affaccia sui tetti della città. Molto romantico, molto molto bohémien. È lì in mansarda che uno se lo immagina preso dal furore di scrivere. E invece no. Per sei mesi ogni giorno Timothée è uscito di casa di buonora, se n’è andato alla biblioteca dell’Accademia come uno studente qualsiasi, ha spento il cellulare, acceso il computer e si è messo al lavoro. Sul tavolo il termos di caffè che immancabilmente tornava a casa intonso. Tobia, il suo primo romanzo, è nato così tra i silenzi austeri dell’Accademia, ideali per concentrarsi, indispensabili a chi confessa la propria fatica di scrivere, l’ossessione per la parola giusta e l’esperienza di scrittore come una gran corsa verso il precipizio.

Esordiente nella narrativa, che etichettare per ragazzi è sempre riduttivo, ma già apprezzato autore teatrale in Francia, Timothée de Fombelle ha conservato l’aria del professore di lettere che è stato per qualche anno. Un entusiasta che cita Montecristo, Superman e l’Uomo invisibile tra i personaggi che lo hanno affascinato fin da bambino. Del resto le avventure, i colpi di scena e gli effetti speciali, ingredienti che de Fombelle considera essenziali in un storia, sono la colonna sonora di Tobia.

Dodici traduzioni in tutto il mondo, terza ristampa, 25 mila copie vendute in due mesi, il romanzo ha già intascato premi come il “Saint Exupéry 2006” e il “Prix Sorcières 2007”, attribuito dai librai per ragazzi al miglior libro dell’anno. In Francia Tobia Lolness. La vie sospendue è uscito l’anno scorso da Gallimard che promette il seguito, Gli occhi di Elisha per l’autunno. In Italia Tobia. Un millimetro e mezzo di coraggio è arrivato in libreria con l’editore San Paolo, che prevede il seguito per il 2008.

Secondo e ultimo, assicura de Fombelle che a Tobia ha già detto addio consegnando il manoscritto. “È stato emozionante, quasi straziante abbandonarlo ma l’ho fatto. Non volevo una trilogia. Qui la storia si apre e si chiude in due tempi. Diciamo che sarà una ‘bilogia’”.
Tobia anti Harry PotterChi è Tobia Lolness lo si capisce alla prima riga della prima pagina: un ragazzino alto solo un millimetro e mezzo, appena visibile a occhio nudo che vive dentro un vecchia quercia con il suo piccolo popolo. “Per essere felice – spiega de Fombelle – non gli manca nulla: Tobia ha una vita tranquilla, una famiglia amorevole. Poi improvvisamente tutto cambia, tutto crolla. Braccato dall’odio della sua stessa gente, costretto a scappare, Tobia conosce il dolore dell’esilio, della prigione, della perdita dei genitori ma pian piano esercita il coraggio e trova l’orgoglio di essere custode di segreto importante”. Quello di Tobia è un romanzo di formazione. “La sventura che lo colpisce, la fuga disperata e solitaria tra i rami della quercia e mille pericoli rivelano tutta la forza del bambino, il suo coraggio nell’affrontare la fatalità, l’ignoto, la solitudine, le ingiustizie, i tradimenti. Il bene e il male. Sono le prove che rafforzano le sue qualità. Quando la storia inizia Tobia ha sette anni, lo lasciamo che ne ha tredici: nel frattempo lo vediamo cambiare, crescere, non di dimensioni, maturare. Nessun videogioco permetterebbe di entrare così come fa un libro nell’animo di un personaggio”.

Ma il microscopico mondo di Tobia è una metafora del nostro mondo: “Le regole del pianeta albero – dice de Fombelle – sono quelle della nostra vita: stesse durezze, stesse fragilità. Le stesse complicazioni, le imprevedibili svolte del caso, le sofferenze brucianti, le illusioni, le speranze, le scoperte. “Anche per me che scrivevo, ma ero contemporaneamente spettatore della mia storia, si trattava di far fronte a una grande complessità. Mi sono preparato schemi, ho disegnato mappe, costruito il mondo dell’albero con la preoccupazione di non perderlo mai di vista. Non dovevo dimenticare nessuno dei tanti personaggi sulla quercia. Come con gli scacchi dovevo muovermi considerando l’insieme”. Poi ci sono momenti in cui lo scrittore doveva lasciare da parte il piano e l’impalcatura e fare spazio all’emozione, lasciare parlare i gesti, i sapori, i profumi dei mille personaggi e dei luoghi. “Un racconto – sostiene – deve essere ipnotizzante: la storia è come una catena, deve agganciare il lettore e tenerlo legato”.
Da buon insegnante Timothée de Fombelle sa bene quanto l’attenzione dei giovani lettori sia fragile perciò ha una sua strategia: “Ogni pagina deve presentare una sorpresa, un colpo di scena. Come una piccola pietra preziosa che il lettore deve avere il piacere di scoprire”. Anche questa è una metafora della vita: ogni giorno la sua magia, la sua scoperta.
“Ecco perché non ho voluto maghi né streghe nella storia. C’è una tale abbondanza di magia nel nostro mondo e in quello di Tobia che non occorreva inventarne altra”.
Magica è la passione che spinge il protagonista a non mollare mai, magico il suo punto di vista: “Più si è piccoli più i pericoli appaiono grandi; più forte è la minaccia più grande sarà la fatica che prelude alla vittoria”, conclude. Non a caso che il libro offre una lente d’ingrandimento che i lettori devono usare per scoprire un segreto. Un’altra metafora. Come dire che per capire meglio la realtà occorre guardare ai particolari. A chi sa osservarle le piccole cose rivelano grandi verità.