Brian Rowan

Mark HaddockNon è un processo solo sulla UVF – non solo di un’organizzazione che si può ancora vedere attraverso le fessure della guerra.

Mark Haddock rende il processo diverso – diverso perché c’è una storia dietro la sua storia, pagine e capitoli che scrutano nello Special Branch e nella “guerra sporca”.

Haddock è stato un CHIS (Covert Human Intelligence Source – Fonte di Notizie sotto Copertura), pagato decine di migliaia di sterline dallo Special Branch quando era nel loro libro paga.

Quattro anni fa, al termine di un’indagine conosciuta come Operation Ballast, il Police Ombudsman pubblicò un rapporto di 160 pagine.

Il nome di Haddock non figurava nel documento. Veniva identificato solo come “Informatore 1”, e l’indagine registrava il suo presunto coinvolgimento in 10 omicidi, tra cui l’uccisione di Tommy English, avvenuta il 31 ottobre 2000 nel corso di una faida lealista.

C’era un’altra informazione che collegavano l’informatore dello Special Branch a tutta una serie di altri crimini.

E, così, quando Haddock è finito sotto i riflettori, è accaduto lo stesso a chi, nel mondo degli informatori, lo ha gestito e pagato.

Questo processo ci fa pensare ancora una volta agli angoli bui di quella guerra sporca, ci fa riflettere su quanto sporca fosse davvero.

In una conversazione con me, un ex alto ufficiale dello Special Branch una volta ha descritto la UVF come “una vile, sporca, pericolosa e mortale organizzazione”. Ha spiegato: “Siamo dovuti entrare tra di loro.

“Quando inizi a mischiarti con essa, finisci per sporcarti”.

Haddock, mi ha riferito l’ex funzionario dello Special Branch, “era una fonte in esercizio”. Disse: “Ci sarebbe stata molta più gente nei cimiteri del Nord se non avessimo arruolato gente come Mark Haddock”.

Con l’avvicinarsi del processo, martedì prossimo, ci saranno discussioni all’interno della UVF su cosa fare e cosa non fare. I lealisti vedono questo come un “processo spettacolo”.

Il termine “supergrass” (pentito) è un fantasma del passato, e al di là di questo processo potrebbero esserci altri sviluppi, altre informazioni, che metterebbero la polizia in cima alla catena di comando dell’UVF.

Allora, perché questa organizzazione è ancora sotto i riflettori della polizia? Perché non ha lasciato l’arena.

In una delle sue recenti parate commemorative, UVF disse ai suoi membri: “La minaccia repubblicana non è mai lontana e la Ulster Volunteer Force continua a monitorare la situazione su base giornaliera, in vista di una risposta militare solo come un corso di ultima azione, quando tutte le altre strade per sedare la minaccia sono state esaurite”.

Quelle parole ci dicono che all’interno di questa organizzazione c’è ancora una mentalità guerrafondaia – che dopo i cessate-il-fuoco, lo smantellamento degli arsenali e le promesse di pace, l’UVF non se n’è ancora andata, e non ha assunto un ruolo non-militare, ma semplicemente civile.

Nei prossimi giorni sarà ancora una volta sotto la lente d’ingrandimento, sia all’interno che all’esterno del tribunale.