Alessandra Colla

origini: numero su evolaNel bene e nel male – anzi, al di là del bene e del male – Julius Evola rappresenta uno dei punti di riferimento di questo secolo che tramonta.
Non indugeremo qui sulle polemiche vecchie e nuove, sulle incomprensioni e i travisamenti, sulle pagliacciate e le tragedie che hanno accompagnato nel corso degli anni la memoria del personaggio, scomparso a Roma nel giugno 1974.
“Usato” di volta in volta come paravento e come legittimazione, Julius Evola è stato incatenato al letto di Procuste dell’interpretazione tuttologica a 360 gradi. Del resto lo stesso Evola ne era perfettamente consapevole, se nell’introduzione al suo Cammino del Cinabro (1963) poteva così esprimersi: “Le pagine che mi accingo a scrivere hanno una qualche ragione d’essere nell’eventualità che un giorno l’opera da me svolta nel corso di oltre otto lustri sia fatta oggetto di una attenzione diversa da quella che, in genere, in Italia fino a questo momento le è stata concessa.

[…] Comunque, l’intento è di fornire una guida a chi, interessandosi retrospettivamente ai mie scritti e della mia attività, volesse orientarsi e stabilire quel che in essa può avere un significato non soltanto personale e episodico.
evola“Si è che un tale eventuale esame potrà incontrare alcune difficoltà. In primo luogo, si avranno dinanzi libri da me scritti in diversi periodi: così, se non si considera la loro collocazione nel tempo essi potranno dare l’impressione di divergenze anche notevoli[…]
“Come secondo e più importante punto, nella mia attività, che ha avuto diverse fasi e che si è applicata a diversi domini, l’essenziale ha bisogno di essere separato dall’accessorio, e specie nei libri giovanili conviene tener conto di una preparazione necessariamente incompleta e di influenze dell’ambiente culturale solo in seguito eliminate poco a poco, grazie ad una maggiore maturità”.
Anche qui, come si vede la limpidezza d’esposizione evoliana non dovrebbe dare adito a dubbi, eppure – tanto per fare un esempio – a tutti è noto il peso assolutamente negativo che Evola ha avuto nell’immaginario togato fin dal dopoguerra, grazie soprattutto (ma non solo) a certe discutibilissime interpretazioni squisitamente soggettive.
Ed eccolo qui, l’altro punctum dolens: Evola condivide la sorte dei grandi — troppo citati ma pochissimo conosciuti.
Largamente orecchiato, il pensiero evoliano è divenuto Verbo per alcuni (i “testimoni di Evola”, come lui stesso amava definirli) e spazzatura per altri (tutti ricorderanno l’infelice paragone col mago Otelma avanzato da Umberto Eco, stella di prima grandezza nel cielo culturale italiano – e tanto basti), con rare e lodevoli vie di mezzo (Antimo Negri, per esempio, l’autore di un dignitoso Julius Evola e la filosofia, Spirali, Milano 1988).

Nasce così questo Origini, interamente curato con la consueta competenza da Claudio Mutti: nello sforzo, che ci auguriamo sarà apprezzato come merita, di rendere giustizia a un vero Maestro dei nostri tempi.

Indice:

L’inattuale di A. Colla
“Ultra” a cura di C. Mutti
Julius secundum Johannem di G. B. Montini
Oriente e Occidente di J. Evola
Rivolta contro il mondo moderno (1) di J. Evola
Rivolta contro il mondo moderno (2) di M. Eliade
J. Evola e la cultura palermitana degli anni 30 di U. Balistreri
La dottrina della razza di G. Agricola
America: l’equivoco del “popolo giovane” di J. Evola
J. Evola: un pessimismo giustificato? di F. Rosati
Il barone e i nazimaoisti di C. Mutti
L’infatuazione maoista di J. Evola
L’infatuazione atlantista da Corrispondenze Repubblicana
Che cosa è la “Tradizione” di J. Evola
Hitler e le società segrete di J. Evola
J. Evola e la russia di A. Dugin
Evola e Junger di G. de Turris
Per cavalcare la tigre di J. L. Ontiveros
Il veleno e la medicina di A. Colla
Bibliografia di J. Evola di A. Collau