“Strikers”, edito da Urbone Publishing, è un libro sul calcio nelle Sei Contee d’Irlanda. Ma è anche un libro sulla lotta per la libertà di un popolo, oppresso da secoli, che cerca il riscatto attraverso un pallone a 32 spicchi.

Scritto da Alessandro Colombini, “blogger infaticabile delle pagine di Minuto Settantotto“, è la storia di un viaggio in una terra fino a pochi anni fa martoriata da un atroce conflitto intestino, adesso sopito ma che cova ancora sotto la cenere. E che spesso divampa in incendio nei pressi del rettangolo verde.

La storia del calcio in quest’isola non è ricca di successi internazionali, come invece accade nel rugby, sport nazionale. Ma Colombini ci accompagna a conoscere nomi di squadre e calciatori poco conosciuti dall’ampio pubblico, ma non per questo facenti parte di una storia minore.

Derry City, Cliftonville e poi Belfast Celtics, la squadra capace di vincere “56 titoli in 58 anni di esistenza” che decise di sciogliersi dopo le brutali violenze subite dai suoi giocatori sul campo dei protestanti del Linfield, assieme ai nomi dei migliori giocatori che abbiano calcato i campi da calcio delle Sei Contee faranno compagnia al lettore con dovizia di particolari e aneddoti.

Come la storia di un giovane ragazzo irlandese di Creggan, James McClean, e del suo rifiuto di indossare il papavero, simbolo appuntato sulle maglie di tutte le squadre inglesi durante il Giorno della Memoria per i soldati caduti in guerra, ma che per ogni repubblicano è solo l’icona tangibile dell’oppressione e del dolore.

E naturalmente, parlando di calcio e Irlanda del Nord, non si può ovviamente prescindere da George Best, uno dei migliori calciatori di tutti i temi e “figlio” di entrambe le comunità. L’idea di Best sulla divisione del suo paese e sui muri che solcano come lunghe cicatrici il volto di Belfast era chiara: desiderava un’Irlanda unita sotto ogni punto di vista.

“Lo fanno nel rugby e in altri sport, perché non nel calcio? Così, se aiutasse in qualche piccolo modo a risolvere altri problemi, dovrebbe essere incoraggiato. Aiuterebbe a dare un senso di unità”, disse Best nel 2001.

La storia raccontata dall’autore inizia tra i pub del Bogside, il quartiere nazionalista di Derry, adagiato sotto le mura cittadine e i cui muri, come nelle chiese del Rinascimento, raccontano molte storie attraverso murales e fori di proiettile.

Questa è la città della Domenica di Sangue (Bloody Sunday), cantata da John Lennon e poi immortalata dagli U2. Una strage provocata dal 1° Reggimento Paracadutisti inglese il 30 gennaio 1972 in cui 14 persone persero la vita e le cui storie trovano posto nel libro, insieme ad una “passeggiata virtuale” nella People’s Gallery creata e dipinta da William Kelly, Tom Kelly e Kevin Hasson, conosciuti come “The Bogside Artists”.

“Strikers” è un libro di parte, come ammette l’autore stesso nell’introduzione. Non cerca di dare uno sguardo super partes della situazione politica e calcistica in Irlanda del Nord, ma viene raccontato il legame quasi ancestrale tra il calcio e il nazionalismo, tra il calcio e la voglia di un’Irlanda unita.

Alessandro Colombini fa una scelta di campo ben precisa sin dalla copertina: la foto del tabellone di Uefa 1988 riporta il risultato Inghilterra – Repubblica d’Irlanda 0-1 perché, come dice il suo amico Shaun, “l’Irlanda del Nord non ha diritto di esistere. Al massimo si chiama Ulster”.

Strikers - Alessandro Colombini

Strikers

Viaggio in Irlanda del Nord tra George Best e Bobby Sands
Alessandro Colombini
URBONE Publishing