Da Belfast, Andrea Varacalli

Noraid Blues

La east coast si dissolve con il nuovo mandato presidenziale

Nel Marzo del 1995, gli unionisti nordirlandesi e l’establishment britannico ebbero l’amaro in bocca, quando l’allora presidente americano Bill Clinton non solo accoglieva Gerry Adams alla Casa Bianca, ma interrompeva il lungo blocco del sostegno finanziario delle comunità irlandesi in America allo Sinn Féin. Ovviamente, l’attenzione prestata ai delicati rapporti geopolitici tra Gran Bretagna e Stati Uniti sul tema dell’Ulster trovò l’immediata adesione del mondo intero. I divari presto seppelliti divennero un vero e proprio progetto politico di pace. Diciotto mesi dopo la strage di nove innocenti in una pescheria di Shankill road nell’ottobre del 1993 perpetrata dai Provisionals IRA, la metamorfosi di Bill Clinton fa diventare livido l’allora primo ministro britannico John Major. Lo Sinn Féin passa dall’hit parade della lista nera dei terroristi internazionali a ospite speciale della Casa Bianca in uno sfavillante ricevimento animato da buone speranze.

Major è furioso: per ben 5 giorni rifiuta al telefono il numero uno americano. I media inglesi parlano di “tradimento” a stelle e strisce, “lo snob più grande fatto dall’America all’alleato del Regno Unito nella storia moderna”. Gli “irishamericans”, però, hanno sempre mantenuto un occhio particolare sul “vecchio Paese”: negli anni recenti le lobby americane che operano nei sobborghi di Boston come nelle vette politiche di Capitol Hill a Washington hanno garantito una vigorosa pressione su Londra per imboccare la strada della risoluzione al conflitto nordirlandese. Lontani dagli ambienti politico-costituzionali il sostegno si è invece trasformato in milioni di dollari per la lotta armata dell’IRA, l’esercito repubblicano irlandese. La metà delle armi in possesso della formazione paramilitare proviene dagli Stati Uniti.
Le battaglie legali per i prigionieri politici e le campagne di propaganda per la domanda irlandese dell’unificazione delle 32 Contee sono nate nel Massachusetts. Un ruolo chiave lo ha avuto il Noraid (Northern Aid Committee), disegnato per evidenziare lo stato repressivo inglese sui cattolici della provincia e che spesso ha agito da paravento all’erogazione di carichi d’armi che giungevano sull’isola dall’atlantico fin dal cargo Valalla, nel 1984.

Un microcosmo, dunque, della questione irlandese in terra d’america contrastante, tra nazionalismo moderato e repubblicanesimo della lotta armata e che si è compattato solo nel totale appoggio all’iniziativa di Gerry Adams e John Hume sulla sigla nel trattato del 1998. Il progetto di pace funziona, attecchisce da subito: l’IRA ferma le ostilità nel 1994 e sotto l’ala protettiva del potente senatore democratico Ted Kennedy, la popolarità di Adams cresce negli States. A sette anni dal trattato, oggi, il vero tarlo per la pace sono i Provisionals IRA.L’illusione-delusione che lo spauracchio dell’IRA usato ad oltranza come un talismano onnipotente dallo Sinn Féin e con cui fare i conti è diventata una strategia asfittica per i repubblicani. L’esigenza degli unionisti di eliminare la minaccia paramilitare come biglietto d’ingresso nella vita democratica della provincia è stata abbracciata in tutti gli ambienti costituzionali, da Londra a Dublino, da Belfast a Washington. Negli ultimi dodici mesi la Pira si è rimessa in discussione battendo i riflettori nel peggiore dei modi.

Tre rapine, di cui una alla Northern Bank con un bottino che sarebbe secondo le ultime stime superiori ai 30 milioni di sterline e un altro omicidio, quello di Robert McCartney, trucidato in un pub del capoluogo lo scorso gennaio. Il sogno è finito per gli shinners. Esclusi dal governo, respinti dagli States e da coloro che fino ad ieri li avevano sostenuti durante le burrasche: “Ho deciso di declinare tutti gli incontri presenti e futuri con Gerry Adams a causa delle persistenti attività criminali dei Provisionals Ira”. Con queste parole il Senatore Kennedy riassume il clima bollente di chi difende il “metodo” nazionalista e l’uomo Adams e chi invece elabora scenari di soffocamento per il partito di Belfast Ovest. Lo Sinn Féin non potrà più raccogliere fondi in America. Lo Sinn Féin non potrà più partecipare in un governo fino a quando l’esistenza della propria vetrina paramilitare cesserà definitivamente. Due aspetti fortemente connessi tra loro poiché messi in gioco insieme. L’obiettivo costituzionale a meno di un mese dalle elezioni?

Fare pressione su Adams con una singola voce, una dinamica unica tra i parlamenti del Dail a Dublino, Westminster a Londra e la Casa Bianca a Washington, la cui vettorialità è la risultante di spinte politiche e giuridiche. Non esiste un partito politico in occidente che possa permettersi un esercito privato. “Penso che Gerry si stia muovendo nella direzione giusta” ha detto Rick Coleman, presidente della Conferenza degli irlandesi d’America con sede a Chicago “anche i provisionals devono essere perseguibili dalla legge. Non vivono in un mondo a parte”. Al centro della netta decisione dell’amministrazione americana c’è stato il rifiuto del presidente Bush d’incontrare i rappresentanti dei partiti nordirlandesi come invece accadeva di consuetudine durante la giornata di San Patrizio. Il presidente ha preferito accogliere solo le cinque sorelle di Robert McCartney, divenute un simbolo per i governi e per la gente di Belfast schierata contro la violenza paramilitare.

Per Netta Blanchard, presidente del Fondo finanziario America Irlanda di Dallas: “siamo stufi del terrorismo, in qualsiasi forma. Non siamo dei nostalgici della mitologia repubblicana: il Provos deve sparire”. Per ora lo Sinn Féin rimane fuori dalla lista nera americana. Adams aveva riottenuto il visto da Bill Clinton ma in molti giudicano vicina una nuova revoca al lider maximo di Belfast. “L’Ira sta mostrando il peggio di se. I repubblicani hanno l’urgente bisogno di ripulire i propri battaglioni e fare le valigie. La comunità cattolica non ha bisogno di certi assassini”. Nell’opinione di Ned McGinley, il leader e presidente dell’antico ordine di hybernians in America che impedisce l’inerzia, si trova l’origine e l’avvio americano di una pratica d’efficace cambiamento nell’atteggiamento verso il nazionalismo irlandese. Rigorosamente isolati, per autoconservazione, lo Sinn Féin a stelle e strisce dovrà riformulare le proprie contraddizioni innescate dall’Ira.