Andrea Varacalli, Avvenire

Nuovo assalto dei paramilitari lealisti alla zona cattolica

Newtownards Road | © Peter Morrison, AP“E’ un messaggio per i lealisti. Io dal mio quartiere uscirò solo da morto”.

Ritornando alle loro case a Short Strand nelle prime ore del mattino, i residenti cattolici di questa piccola comunità schiumano di rabbia.

Dozzine di protezioni alle finestre, porte e tetti, sono state installate di gran carriere dal comune di Belfast.

Più avanti, nei vicoli di Strand Walk, fra i pezzi di cancelli scardinati, l’odore della benzina usata nelle bombe incendiarie strozza la gola e sul catrame, con la luce, scintillano i vetri infranti la sera prima delle bottiglie.

Ma è dopo il tramonto che da domenica scorsa la paura regna in questa parte della città.

Nella terza notte di guerriglia settaria, settecento paramilitari lealisti hanno ingaggiato otto ore di scontri con gli schieramenti antisommossa della PSNI, la polizia britannica nella provincia.

Alle molotov e al lancio di mattoni, le forze di sicurezza hanno risposto agli uomini dell’ultraprotestante Ulster Volunteer Force, con sessantasei proiettili di plastica.

Durante la battaglia, alcuni dei paramilitari in passamontagna hanno tentato di aprire un varco nelle Land Rover della polizia con dei martelli pneumatici.

E mentre i fronti aperti con la comunità unionista diventavano due, veniva ferito a una gamba fa un colpo di pistola, il fotografo cattolico dell’Andersonstown News e AP (agenzia stampa), Niall Carson.

Secondo gli inquirenti, ad accertamento balistico concluso nell’area, a sparare, durante i disordini, sarebbe stato qualcuno delle formazioni paramilitari repubblicane dissidenti al processo di pace.

Il cecchino avrebbe agito dall’interno dei distrettoc attolico di Short Strand poco dopo la mezzanotte.

Diversa l’opinione di Alex Maskey, dello Sinn Fein, che ritiene improbabile la versione raccontata dalla polizia.

“Chiediamo ai media di allontanarsi dall’area. Abbiamo colpi d’arma fuoco sui nostri agenti e sui giornalisti”, ha invece ammonito il vicecapo della PSNI, Alistair Finlay, in previsione di nuovi confronti con armi leggere nelle prossime ore tra l’enclave cattolica e quella protestante.

Intanto il primo ministro unionista Peter Robinson si è offerto di “mediare e trovare una soluzione” con la leadership della formazione lealista.

“Incontrerò la Uvf (la milizia unionista) – dice il capo dell’esecutivo nordirlandese -: bisoga uscire dall’impasse della violenza. La gente è terrorizzata ed è un danno enorme alla nostra economia”.

Una volta braccio armato del Prressive Unionist Party, oggi la Uvf è orfana di referenti politici nell’assemblea di Stormont. Il controllo politico della formazione, infatti, è svanito alla luce del coinvolgimento di alcuni membri del suo consiglio d’armata nell’omicidio di Bobby Moffett, freddato in pieno giorno a Shankill Road durante una faida lo scorso anno con la Red Hand Commando.

“Non sappiamo se gli altri membri del consiglio nella Uvf abbiano ancora il controllo sulla brigata di Belfast Est – ha spiegato Alistair Finlay, della PSNI, puntando il dito sulla leadership del gruppo – ma per noi è ovvio e non cambieremo la nostra posizione. La violenza arriva dalla comunità protestante di Newtownards Road e la Uvf ha un ruolo e un’influenza determinante”.