thomas devlin - belfastDue amici di uno dei presunti assassini dello studente Thomas Devlin si sono rifiutati di fornirgli un alibi.

Quando fu interrogato dalla polizia su dove si trovasse la notte in cui il quindicenne fu accoltellato a morte vicino alla sua casa di North Belfast, Gary Ryan Taylor, 23 anni, disse alla polizia di trovarsi a fumare cannabis con due amici in un parcheggio.

Comunque il detective Philip Kinnear ieri ha riferito in tribunale che quando interrogò i due amici di Taylor, “nessuno era pronto a rilasciare una dichiarazione in favore del suo alibi”.

Durante l’interrogatorio, Taylor disse agli agenti di essere stato in un’auto con i suoi amici presso il parcheggio di Loughside, intorno alle 23.30 della sera dell’attacco. Taylor ed il ventiseienne Nigel James Brown sono accusati dell’assassinio di Thomas Devlin, colpito mentre tornava a casa con dei suoi amici, dopo aver acquistato dei dolciumi nella vicina stazione di rifornimento il 10 agosto 2005.

Thomas morì dopo essere stato accoltellato ripetutamente alla schiena, mentre cercava di fuggire dai suoi aggressori. IL suo amico Jonathan McKee venne accoltellato all’addome e colpito in testa con una mazza di legno.

Entrambi gli accusati negano di aver ucciso il giovane e di aver tentato di assassinare McKee. Brown lo scorso anno si dichiarò colpevole di aver inferto gravi lesioni personali a McKee.

Al momento dell’omicidio, Taylor, di Mountcollyer Avenue, e Brown, di Whitewell Road, entrambi di North Belfast, vivevano nel tristemente famoso quartiere di Mount Vernon, storicamente controllato dai paramilitari. Ieri il detective John Kitchen ha detto in aula che i paramilitari non furono coinvolti nell’omicidio.

L’avvocato difensore Arthur Harvey ha detto che le organizzazioni paramilitari avrebbero cercato di esercitare potere e controllo, mettendo pressione sulla gente di non presentarsi alla polizia con delle informazioni.

La giuria ha ascoltato che due giorni dopo l’inizio del processo, avvenuto il 12 gennaio, la polizia si recò in visita alla madre di Brown per dirle di aver ricevuto una chiamata anonima, dove si minacciava la donna e si avvertiva il figlio di non testimoniare.

Il Soprintendente Tim Hanley, il Senior Investigating Officer di questo caso, ha detto in tribunale che l’interlocutore riferì che la dona “sarebbe stata probabilmente attaccata in casa” e gli aggressori “le avrebbero inferto gravi ferite al viso”.