Il 7 marzo due giovani morirono ed altri rimasero gravemente feriti quando i repubblicani lanciarono un letale e indiscriminato attacco contro la caserma dell’esercito di Massereene. Ora, per la prima volta, uno dei sopravvissuti parla di quell’atrocità – e del doloroso e traumatico lascito

MarcinMarcin non si ricorda tutto quanto avvenuto quella tragica sera di marzo.

Ma ciò che rievoca lo lascia incline a flashback orribili e terrificanti attacchi di panico.

E certamente non dimentica i sei lunghi e dolorosi mesi di riabilitazione dopo che il commando repubblicano ha sparato almeno cinque proiettili nel suo corpo.

Ma, nonostante tutto, il trentenne polacco si ritiene “un ragazzo fortunato” perché, se non fosse stato per una specie di miracolo avvenuto quel sabato sera, Marcin sarebbe morto nella sventagliata di pallottole per le quali sono rimasti uccisi i giovani soldati britannici Mark Quinsey e Patrick Azimkar.

Il terribile bagno di sangue all’esterno di Massereene Barracks avvenuto il 7 marzo ha sconvolto la gente dell’Irlanda del Nord che, fino ad allora, aveva vissuto un decennio di pace e relativa tranquillità, libera dalle atrocità dei paramilitari.

Ma tutto ciò è stato spazzato via quando il commando della Real IRA rivelò il loro intento mortale – e Marcin, che trasportava pizze alla base militare nella Contea di Antrim, fu preso nel fuoco incrociato.

Seduto nella stanza principale della sua casa di Antrim insieme alla fidanzata Marta ed al loro figlio di 2 mesi Mateusz, il lavoratore immigrato di Radom, Polonia centrale, ha ricordato l’orrore mai mitigato della notte che cambiò la sua vita – fino quasi a portargliela via.

“Ricordo di aver visto i soldati correre negli edifici e lontani dalle pallottole”, ha affermato.

“Non ho visto molto perché sono caduto a terra. Penso di aver perso conoscenza per alcuni secondi. Quello che ricordo del risveglio è il dolore insopportabile. Stavo cercando di capire cosa stava succedendo. Stavo a terra cercando di concentrarmi su me stesso. Sapevo di essere stato colpito e mi domandavo se sarei riuscito a sopravvivere.

“Quando ho sentito gli spari, pensavo fossero petardi, poi ho visto i soldati correre e ho capito si trattava di un attacco, quindi mi sono riparato dietro ad una vettura. Poi mi sono trovato a terra, dolorante. Non ho capito per nulla cosa fosse successo all’altra gente.

“Ho sentito i colpi e visto i proiettili rimbalzare contro il cancello. Ero terrorizzato, a quel punto. Avevo solo una cosa in mente, di uscirne fuori. Non sapevo l’entità delle ferite ricevute, ma stavo pensando alla mia ragazza, a mio figlio”.

Azimkar (a sinistra) e Quinsey

Azimkar (a sinistra) e Quinsey

I genieri Quinsey, 23 anni, e Azimkar, 21 anni, entrambi del 25 Field Squadron 38 Regiment, con base a Massereene, morirono. Altri due soldati e uno dei fattorini della pizza, collega di Marcin, rimasero feriti nell’attacco barbaro, che lasciò anche Marcin stesso a lottare tra la vita e la morte.

“Ad un certo punto sentivo così tanto male che ho chiuso gli occhi – non perché volessi morire, ma desideravo solo perdere conoscenza”, ha proseguito.

“Poi ho pensato ‘Se chiudo gli occhi, morirò’, e vedevo i volti di Marta e Mateusz – e mi sono detto ‘Non posso, non posso'”.

Fino ad oggi Marcin – il cui cognome viene tenuto segreto dietro sua richiesta – non sa quante volte è stato colpito. Un proiettile gli ha attraversato i polmoni, facendoli collassare entrambi. Proiettili o schegge di granata (non è sicuro) sono penetrati nei suoi piedi. Un’altra pallottola gli ha lesionato la milza.

“No, attualmente non so quanti proiettili mi hanno colpito… almeno cinque, ma forse di più”, ha riferito.

Eppure in qualche modo Marcin rimase cosciente, mentre veniva portato all’Antrim Area Hospital per quella che sarebbe stata una permanenza traumatica di nove settimane, di cui i primi giorni spesi in terapia intensiva mentre la sua vita era in bilico.

Ha subito due importanti operazioni, una delle quali fu un estensivo trapianto di pelle. Comunque il dolore era così atroce da dover essere tenuto sotto sedativo ogni volta che le sue ferite dovevano essere medicate. Adesso ha una borsa per la colostomia (per l’espulsione delle feci, Ndt). “Questo è il mio bagno”, dice, sollevando la maglia per mostrarmela.

“Ho sempre amato nuotare, ma adesso non posso andare in piscina.

“Il mio corpo è coperto di cicatrici e soffro ancora. Questo mi ricorda costantemente quanto è successo. E’ difficile da dimenticare, ma spero di abituarmi con il passare del tempo e riuscire a farvi fronte.

“E’ stato molto difficile stare in ospedle così a lungo. Non potevo vedere la mia famiglia, non potevo camminare. E’ stato orribile per me”.

E’ stato dal suo letto di ospedale che Marcin ha chiesto a Marta di sposarlo. Lei ha risposto con un sonoro “Si” ed il matrimonio si terrà in Polonia il prossimo anno. Entrambi sono polacchi, ma siccome Marta viene da Sosnowiec, nel sud-ovest del paese, avrebbero potuto non incontrarsi mai se non fossero giunti in maniera indipendente in Irlanda del Nord.

“La prima cosa che ho detto a Marta quando ho ripreso conoscenza in ospedale è stata: ‘Sono così a disagio, sono stanco, mi fa male tutto. Non andare da nessuna parte’.

La seconda fu: ‘Lasceremo subito questo posto (l’Irlanda del Nord)’. Per un po’ di tempo mi sono trovato a disagio a stare qui, ma ora è passato”.

Parlando della tempistica della proposta di matrimonio, ha scherzato: “Sono stato molto astuto. Non poteva dire di no – era la settimana dopo il ferimento”.

Fare consegne per Domino’s Pizza era il secondo lavoro per Marcin. Era già impegnato presso il magazzino di Antrim di Tesco, ma ha dovuto prendere un ulteriore occupazione dopo che Marta venne licenziata dal suo posto di lavoro a Belfast. Lavorava per Domino’s Pizza da sole cinque settimane quando è stato ferito.

ingresso della base di Massereene BarracksMarcin afferma di voler tornare al suo lavoro di consegna pizze, ma Marta è contraria. Le sue ferite gli precluderanno il lavoro presso il magazzino nel futuro. Il dottore gli ha annunciato di non aspettarsi una completa guarigione, è questo lo preoccupa.

“Ho dei flashback ogni giorno”, afferma Marcin.

“Quando Marta e Mateusz sono intorno a me mi distolgono dai pensieri negativi, ma se sono da solo si intensificano.

“Ho attacchi di panico e trovo difficile dormire perché ci sono delle condizioni mediche che mi preoccupano. Non credo sarà mai di nuovo al 100%”.

Ha aggiunto: “Penso a ciò che è accaduto, cosa sarebbe potuto avvenire e come influenzerà la mia vita in futuro. Ci penso molto. No odio la gente che mi ha fatto questo. Provo pena per loro”, afferma Marcin.

“Se incontrassi la gente che mi ha sparato vorrei solo chiedere loro se si sentono bene ad essere degli assassini”.

Quattro soldati incolumi hanno viaggiato con lui fino in ospedale quella notte. IN seguito lui gli ha scritto una lettera. Uno di loro, Dave Smith, ha detto che non dimenticherà mai le parole di Marcin in ambulanza: “Sono l’uomo della pizza; amo il mio lavoro”.

“Mi hanno tenuto la mano e parlato con me, e mi piacerebbe sapessero che li ricordo e voglio ringraziarli per quanto hanno fatto per me”, continua Marcin.

“Desidero anche ringraziare il personale medico dell’Antrim Area. Sono stati grandiosi, come il personale infermieristico nell’unità di terapia intensiva”.

Marcin adesso aspetta di scoprire se dovrà sottoporsi ad un’altra operazione. Nonostante le ripercussioni del terrificante attacco e il doloroso processo di recupero, resterà in Irlanda del Nord.

Proverà a prendere qualche qualifica per ottenere un lavoro, ma spera di diventare un autista commerciale.

“Sono ottimista riguardo alla vita. Alla fine della giornata, sono sopravvissuto”, riferisce. “Sono ancora vivo – e ciò che non ci uccide, ci fortifica”.

Due uomini – Colin Duffy e Brian Shivers – sono stati accusati per la morte dei due soldati ed il tentato omicidio di altre cinque persone, tra cui Marcin. Sono in attesa di processo.

L’intervista è stata condotta in inglese con l’occasionale assistenza di un interprete polacco.

Commovente visita della fidanzata del soldato

Funerale di Patrick AzimkarLa fidanzata di uno dei soldati assassinati a Massereene ha avuto un commovente incontro con Marcin poco dopo l’attacco.

Louise – il cui compagno, Patriz Azimkar (21 anni) fu uno dei due soldati morti nell’attacco – visitò il polacco ferito all’Antrim Area Hospital, accompagnata dai suoi genitori.

E, secondo la fidanzata di Marcin, Marta, è stato un momento toccante che ha portato l’uomo alle lacrime.

“E’ stato così traumatico”, afferma Marta.

“Non ci sono parole buone per momenti come quello, o per rendere la situazione meno dolorosa.

“L’ho trovato molto difficile perché ho realizzato che avrei potuto essere al suo posto.

“Marcin cercava di dire qualcosa, ma non poteva. Ha solo cominciato a piangere – ma adesso non si ricorda della visita”.

La madre ed il padre di Marcin, che soffre di cuore, sono giunti in Irlanda del Nord dalla Polonia centrale per restare accanto al loro unico figlio durante i giorni e le notte buie seguenti all’attacco.

Ma Marcin ha riferito che il più grosso sostegno di tutta la terribile esperienza sono stati Marta – a cui intendeva proporre una vacanza in Polonia – ed il loro piccolo Mateusz.

“Avere Marta al mio fianco è stato molto, molto importante e significativo per me”, prosegue.

“Mi ha davvero aiutato solamente stando lì e mi ha dato il coraggio di lottare”.

I genieri Azimkar, di Londra, e Mark Quinsey, 23 anni di Birmingham, furono colpiti solo poche ore prima della partenza prevista per il teatro di guerra dell’Afghanistan.

Due fattorini, tra cui Marcin, e altri due soldati rimasero feriti nell’imboscata della Real IRA, quando due uomini a volto coperto attraversarono la strada e spararono agli uomini feriti rimasti sul terreno.

Solo 48 ore più tardi, la Continuity IRA uccise il poliziotto Stephen Carroll, provocando una massiccia repulsione e raduni di massa a Belfast, Derry, Newry, Lisburn e Downpatrick.

Marcin, giunto nelle Sei Contee all’età di 27 anni per cercare una vita migliore, afferma di essere stato a conoscenza della storia turbolenta del Nordirlanda.

“Sapevo del terribile passato e del conflitto tra cattolici e protestanti, ma pensavo fosse tutto finito”, ha raccontato.

“Credevo la gente continuasse la propria vita. La mia principale motivazione era venire qui e trovare un lavoro”.

E mentre ha pagato – e continuerà a farlo – un enorme prezzo per aver preso la sua decisione di cambiare vita, Marcin ha detto che la protesta pubblica e la dimostrazione di unità contro gli attacchi gli hanno dato un po’ di conforto.

“Sono stato in Irlanda del Nord per quattro anni. Ciò che mi è capitato è stato un fatto anomalo e non mi ha fatto cambiare opinione sulla gente”.

Ha riferito di sapere che noi non siamo tutti così, che la gente in Nordirlanda vuole lavorare insieme verso un futuro migliore per tutti.

“Quando ero in ospedale stavo molto male, così non ci ho pensato molto”, prosegue Marcin.

“Ma, allo stesso tempo, in tutto questo, è stato positivo vedere gente unita scendere nelle strade e protestare per quanto accaduto, perché alla fine, due soldati hanno perso la vita.

“E’ stato omicidio. Quale scusa può fornire qualcuno per aver ucciso qualcun altro? Non ci sono giustificazioni”.