Suzanne BreenNon deve sorprendere nessuno che la giornalista Suzanne Breen si rifiuti di fornire i nomi dei suoi contatti alla PSNI nonostante la minaccia di adire vie legali contro di lei.

La Breen si attiene alla lunga tradizione giornalistica che tratta come sacrosante le fonti di informazione. In questo caso la polizia sta chiedendo informazioni sulla Real IRA dopo le interviste di Suzanne Breen ad appartenenti al gruppo dissidente repubblicano. La polizia ritiene che le informazioni in possesso della Breen potrebbero aiutarli nelle indagini per la morte di due soldati britannici ad Antrim, avvenuta due mesi fa.

Ci sono persone che potrebbero sostenere che gli obblighi civili della Breen dovrebbero avere maggior peso rispetto al codice di condotta professionale. Possono chiedersi come mai qualcuno che detiene informazioni che potrebbero portare alla cattura dei responsabili della morte di due soldati dovrebbe essere riluttante a fornirle alle autorità. Ci sono alcuni punti da considerare. Primo, non ci sono prove che Suzanne Breen abbia informazioni direttamente collegate con le due morti. Secondo, non è il lavoro di un giornalista fornire prove che potrebbero far arrestare una persona – quello è compito della polizia.

Altre due importanti considerazioni vanno prese in esame. Se la Breen avesse fornito le informazioni richieste – che potrebbe essere una specie di esca da parte della PSNI – avrebbe sicuramente messo in pericolo la sua vita. Come lei ha giustamente sottolineato, un gruppo paramilitare che non ha remore nell’aprire il fuoco contro due fattorini di una pizzeria, non esiterebbe per cercare vendetta contro di lei qualora la sua cooperazioe con la polizia portasse all’arresto di membri del gruppo. L’altra considerazione – e di uguale importanza – è la necessità per i giornalisti di essere visti come canali di informazioni che non mettono a rischio le identità dei propri informatori. Prendiamo, ad esempio, il caso di Ian Paisley Junior, cui venne riferito che il Prison Service aveva provveduto a distruggere migliaia di documenti subito dopo la morte del leader della LVF, Billy Wright, all’interno della prigione di Maze. Paisley ha rifiutato di fornire il nome della persona che gli ha passato quella informazione. E’ ovvio che questa informazione non sarebbe giunta all’opinione pubblica se il politico non avesse dato la propria parola di tenere segreta l’identità dell’informatore. Paisley non ha maggiore diritto legale rispetto alla Breen per tenere nascosta l’identità del proprio contatto, ma ha un obbligo morale di farlo.

I giornalisti giocano un ruolo importante nel portare alla pubblica attenzione informazioni che la gente, e spesso gente al potere, vorrebbe rimanessero nascoste. Spesso quella informazione viene ottenuta attraverso soffiate o contatti costruiti nel tempo. Questi contatti o informatori vogliono la completa assicurazione che le loro identità saranno tutelate. I giornalisti tradizionalmente forniscono tali rassicurazioni. Dovrebbe essere anche ricordato che in molte occasioni la polizia rifiuta di fornire informazioni che la stampa riteneva di interesse pubblico. In quei casi i giornalisti hanno cercato di ottenere informazioni in altro modo. In quei casi i giornalisti hanno provato ad ottenere le notizie in altro modo. Che è l’opzione indagata dalla PSNI in questo caso. Nel frattampo, Suzanne Breen sta portando avanti un’apprezzata tradizione giornalistica e merita appoggio per la sua posizione.