da Dublino, Andrea Varacalli

Trionfa l’opposizione del Gael, ma non ha la maggioranza. Il partito vincitore dovrà allearsi al Labour: su temi chiave come l’aborto i due gruppi sono divisi. Più vicini sul fronte economico

Enda Kenny - Fine GaelDopo 14 anni di opposizione in Parlamento, Enda Kenny, leader del partito di centrodestra Fine Gael, è il nuovo “Taoiseach al Dail”, cioè il primo ministro d’Irlanda nella trentunesima legislazione. La sua formazione ha ottenuto – anche se i risultati non sono ancora definitivi – il 36 per cento delle preferenze. Una quota, comunque, non sufficiente per governare da sola. Dovrà, dunque, allearsi con il Labour, che ha avuto oltre il 20 per cento. Spazzato via il Fianna Fail, lo storico partito fondato da Eamon De Valera, assoluto mattatore politico per quasi 80 anni – 14 di fila dal 1997 –, mai crollato così in basso. Il gruppo ora passa nei banchi dell’opposizione assieme allo Sinn Fein. Sono state elezioni storiche per il popolo irlandese quelle che si sono svolte sotto la pioggia di venerdì. Un’affluenza record: oltre il 70 per cento è andato alle urne. Oltre due milioni di irlandesi – tra incertezza e speranza – hanno voluto dire la loro sul futuro del Paese. In un momento cruciale: l’Irlanda è in piena austerità, con le imprese ferme e il tasso di disoccupazione del 14 per cento (mezzo milione d’irlandesi sono senza lavoro).

Il Fianna Fail è stato severamente pulito per gli accordi stipulati in gran fretta tra l’ex premier Brian Cowen e l’Unione Europea, con il sostegno del Fondo Monetario Internazionale per risanare il deficit di 90 miliardi di euro aperto dalle sei più importanti banche irlandesi. Quello a Kenny è stato un voto per la rinegoziazione degli accordi e dei tassi d’interesse del maxi-prestito. La speranza si chiama ripresa: una corsa contro il tempo, e specialmente contro l’insolvenza di Stato che, se fallisse, rischierebbe di vanificare la possibilità di un’ascesa economica del Paese.

In questa sfida del Fine Gael, si uniscono i laburisti. Con quasi il 21 per cento dei consensi, il partito di Eamon Gilmore, sembra oramai certo di trovare una piattaforma comune economica nonostante la profonda diversità dei programmi con gli uomini di Kenny. Differenze evidenti emerse perfino in nell’ultimo dei manifesti affissi la scorsa settimana nella strade della capitale.

I laburisti venivano definiti «baby-killers» perché sono l’unico partito favorevole alla legalizzazione dell’aborto. La quasi certa alleanza, dunque, si prospetta problematica, date le divergenze su temi chiave. Nessuno dei due, però, ha ottenuto gli 83 seggi necessari per governare. Resta da vedere come affronteranno le singole questioni. Il 48 per cento degli irlandesi si è detto favorevole alla coalizione di governo Gael-Labour, cioè destra-sinistra, per affrontare l’emergenza economico-sociale. Dublino come Londra, dunque, riflettono ancora una profonda trasformazione dell’esperienza politica: l’economia e le ragioni pragmatiche prevalgono su quelle ideologiche.

Il voto di venerdì ha, paradossalmente, premiato l’opposizione “dura”. Gerry Adams, leader dello Sinn Fein, ha sbancato il collegio di Louth con il 22 per cento. L’ex leader dell’Ira dividerà i banchi dell’opposizione con Micheal Martin – l’erede di Brian Cowen alla guida di Fianna Fail – e con gli esponenti di Sinistra Unita. Lo Sinn Fein è il quarto partito nelle ventisei contee con il 10,1% in compagnia del Fianna Fail sceso al 15%. È questa forse la vera deblacle come indicano gli osservatori politici: la totale assenza di un’opposizione unitaria.

Entrambi sono due partiti fortemente repubblicani, l’uno storicamente nemesi dell’altro, ma molto diversi tra loro quando si tratta di Welfare e economia. Per cui è dififcile che abbiano una sola voce antagonista rispetto al duo Fine Gael -Labour. Come primo appuntamento “pubblico”, Enda Kenny (che è anche vice-presidente dei popolari europei) e Eamon Gilmore dovranno misurarsi con il summit a Helsinki previsto per la prossima settimana. La neonata coppia di Dublino chiederà la riduzione dei tassi d’interesse e la revisione del piano di rientro dal debito, in modo particolare dei 22,5 milioni di euro erogati dal Fmi.