Il diario di Bobby Sands | The diary of Bobby Sands

Domenica 1 marzo 1981

Sto qui, sulla soglia di un altro mondo palpitante. Possa Dio avere pietà della mia anima.

Sono pieno di tristezza perché so di aver spezzato il cuore della mia povera madre e perché la mia famiglia è stata colpita da un’angoscia insopportabile. Ma ho considerato tutte le possibilità e ho cercato con tutti i mezzi di evitare ciò che è divenuto inevitabile: io e i miei compagni vi siamo stati costretti da quattro anni e mezzo di vera e propria barbarie.

Sono un prigioniero politico. Sono un prigioniero politico perché sono l’effetto di una guerra perenne che il popolo irlandese oppresso combatte contro un regime straniero, schiacciante, non voluto, che rifiuta di andarsene dalla nostra terra.

Io difendo il diritto divino della nazione irlandese all’indipendenza sovrana, e credo in essa, così come credo nel diritto di ogni uomo e donna irlandese a difendere questo diritto con la rivoluzione armata. Questa è la ragione per cui sono carcerato, denudato, torturato.

Nella mia mente tormentata c’è al primo posto il pensiero che l’Irlanda non conoscerà mai pace fino a quando la presenza straniera e oppressiva della Gran Bretagna non sarà schiacciata, permettendo a tutto il popolo irlandese di controllare, unito, i propri affari e di determinare il proprio destino come un popolo sovrano, libero nella mente e nel corpo, definito e distinto fisicamente, culturalmente ed economicamente.

Credo di essere soltanto uno dei molti sventurati irlandesi usciti da una generazione insorta per un insopprimibile desiderio di libertà. Sto morendo non soltanto per porre fine alla barbarie dei Blocchi H o per ottenere il giusto riconoscimento di prigioniero politico, ma soprattutto perché ogni nostra perdita, qui, è una perdita per la Repubblica e per tutti gli oppressi che sono profondamente fiero di chiamare la «generazione insorta».

Oggi nessuna emozione, nessun’altra novità che il 27 ottobre non abbia già portato. I soliti secondini non hanno lavorato. I viscidi aspiranti tiranni torneranno sicuramente di nuovo domani all’alba.

Oggi ho mandato un altro messaggio alle ragazze di Armagh. Avrei molte cose da dire su di loro, sul loro coraggio, determinazione e indomabile spirito di resistenza.
Per me sono quello che la Contessa Markievicz, Ann Devlin, Mary Ann McCracken, e Marie MacSwiney, Betsy Gray e tutte le altre donne irlandesi rappresentano per tutti noi. E naturalmente penso ad Ann Parker, Laura Crawford, Rosemary Bleakeley, e mi vergogno di dire che non so ricordare tutti i loro nomi sacri.

La messa è stata solenne, i ragazzi come sempre splendidi. Ieri sera ho mangiato il regolamentare pezzetto di frutta settimanale. Il destino ha voluto che fosse un’arancia e, suprema ironia, era amara. Hanno lasciato il cibo davanti alla porta. La porzione, come mi aspettavo, era decisamente più grande del normale o di quella che riceve il mio compagno di cella Malachy.

Sunday 1st March 1981

Le cinque richiesteI am standing on the threshold of another trembling world. May God have mercy on my soul.

My heart is very sore because I know that I have broken my poor mother’s heart, and my home is struck with unbearable anxiety. But I have considered all the arguments and tried every means to avoid what has become the unavoidable: it has been forced upon me and my comrades by four-and-a-half years of stark inhumanity.

I am a political prisoner. I am a political prisoner because I am a casualty of a perennial war that is being fought between the oppressed Irish people and an alien, oppressive, unwanted regime that refuses to withdraw from our land.

I believe and stand by the God-given right of the Irish nation to sovereign independence, and the right of any Irishman or woman to assert this right in armed revolution. That is why I am incarcerated, naked and tortured.

Foremost in my tortured mind is the thought that there can never be peace in Ireland until the foreign, oppressive British presence is removed, leaving all the Irish people as a unit to control their own affairs and determine their own destinies as a sovereign people, free in mind and body, separate and distinct physically, culturally and economically.

I believe I am but another of those wretched Irishmen born of a risen generation with a deeply rooted and unquenchable desire for freedom. I am dying not just to attempt to end the barbarity of H-Block, or to gain the rightful recognition of a political prisoner, but primarily because what is lost in here is lost for the Republic and those wretched oppressed whom I am deeply proud to know as the ‘risen people’.

There is no sensation today, no novelty that October 27th brought. (The starting date of the original seven man hunger-strike) The usual Screws were not working. The slobbers and would-be despots no doubt will be back again tomorrow, bright and early.

I wrote some more notes to the girls in Armagh today. There is so much I would like to say about them, about their courage, determination and unquenchable spirit of resistance. They are to be what Countess Markievicz, Anne Devlin, Mary Ann McCracken, Marie MacSwiney, Betsy Gray, and those other Irish heroines are to us all. And, of course, I think of Ann Parker, Laura Crawford, Rosemary Bleakeley, and I’m ashamed to say I cannot remember all their sacred names.

Mass was solemn, the lads as ever brilliant. I ate the statutory weekly bit of fruit last night. As fate had it, it was an orange, and the final irony, it was bitter. The food is being left at the door. My portions, as expected, are quite larger than usual, or those which my cell-mate Malachy is getting.

Acquista il libro di Bobby Sands su Amazon.it

Bobby Sands - Un giorno della mia vitaBobby Sands – Un giorno della mia vita Universale Economica Feltrinelli – 213 pagine – brossura

Il diario di Bobby Sands. Storia di un ragazzo irlandese Castelvecchi Editore – 274 pagine – brossura

Bobby Sands – One Day in My Life | Mercier Press – 118 pagine – in Inglese