Dal Sunday Independent, Ruth Dudley-Edwards, 5 febbraio 2006

I lettori del Sunday Independent appartengono a una categoria superiore d’Irlandesi. (Si, certo, vi sto spudoratamente adulando, ma a) lo penso davvero e b) lo faccio allo scopo che voi, o meglio l’Irlanda intera, mi renda un piccolo favore). Poblacht na hEireannDimostrate la vostra superiorità perché per anni, in un paese culturalmente condizionato dall’autorità della chiesa a reprimere qualsiasi interrogativo sull’ortodossia, avete tollerato che dei dissidenti trovassero sfogo su queste pagine.

Prima ancora che diventasse una pratica comune e proficua, il Sunday Independent consentiva ai propri collaboratori d’indagare e criticare la chiesa, lo stato e persino il processo di pace.

Sono lontani i tempi in cui eravamo angariati dai vescovi e depauperati dai piccoli Irelanders, tuttavia, come nazione, abbiamo ancora in giro un discreto numero di vacche sacre sul cui diritto all’esistenza occorrerebbe interrogarsi. Una di queste è la credenza che l’Easter Rising del 1916 sia stata una cosa buona.

Questa vacca in particolare stava mostrando chiari segni di un malanno e, pur ricevendo occasionali cenni di benevolenza da passanti nostalgici, era venerata entusiasticamente solo da pochi fondamentalisti che l’incoraggiavano a riprendere la sua folle corsa.

Quindi giunse la decisione del Governo di chiamare i veterinari, imbottirla d’antibiotici, monkey glands(1) e sedativi, ripulirla a dovere, addestrarla alla continenza e metterla sotto l’egida dell’Health and Safety Authority.

Easter Rising 1916A quel punto, questa era la considerazione, la docile vacca risanata sarebbe stata alla larga dai fanatici, diventando un tranquillo animale da compagnia per l’intera comunità.

Una manciata d’eretici, tuttavia, continua a suggerire che la bestia sia di una pericolosità innata e vada definitivamente soppressa.

Costoro rilevano che nel 1916 in Irlanda c’era una democrazia, che l’Home Rule faceva parte dello statuto, che, mentre 140.000 irlandesi prestavano il proprio servizio nella prima guerra mondiale, in patria una minuscola combriccola di cospiratori mise in piedi una rivolta che causò 450 morti e 2600 feriti (soprattutto tra i civili), che nella guerra anglo-irlandese che la seguì morirono 1400 persone e che circa 2000 persero la vita nella successiva guerra civile, e che questi cospiratori ancora istigano dei giovani ad uccidere.
Perché, si domandano, dovremmo celebrare questo?

Jim Larkin, James ConnollyLo scorso fine settimana il Presidente McAleese, presumibilmente per ordine del governo, ha apostrofato questi eretici come “un’elite potente e spietata” che ha malignamente definito quella del 1916 “un’impresa ristretta e settaria”.

Il suo discorso ha dimostrato come, nonostante l’elegante retorica, a 54 anni d’età il nostro presidente si sia allontanato di poco dalla Mary Patricia Leneghan cresciuta nel pregiudizio di un’intransigente comunità cattolica di Belfast.(2)

Non dà segno di aver letto alcun testo di storia moderna irlandese eccetto quelli prodotti da un branco di contro-revisionisti che rimpacchetta vecchie mitologie in nuovi gerghi, e soprattutto mette di nuovo a rischio tutto il buon lavoro svolto nel tentare di avvicinarsi agli unionisti.

Il suo guazzabuglio di giustificazioni per la violenza ha incluso l’assenza del diritto di voto alle donne e la sua curiosa convinzione che l’Irlanda fosse governata dal Kildare Street Club.

Il discorso era imbrattato da beffardi riferimenti a “gentlemen dell’Impero inglese”e alla “classe straniera” (protestante anglo-irlandese) che nel complesso governavano l’isola. (Ovviamente mancava il minimo accenno all’enorme contributo offerto dagli irlandesi nel proteggere e supportare un impero efficiente.).

Roy GarlandRoy Garland, un cronista unionista che ha sempre mostrato simpatia verso la nostra Repubblica, ha scritto di come Mrs MacAleese “è stata disposta a rischiare per la pace ma adesso stia giocando con il fuoco”.

A suo avviso il lascito degli ‘eroi’ del 1916 è stato la completa decimazione della comunità unionista del sud, la ghettizzazione di molti protestanti nelle 26 Contee, la partizione e la lotta fratricida al nord.

“Si è dimostrata deludente e ha degradato la propria presidenza” ha commentato un amico unionista moderato. “E ha continuato a peggiorare le cose comparando il 1916 – quando 16 uomini furono condannati a morte per aver messo in piedi una rivoluzione – con la battaglia della Somme, in cui a decine di migliaia morirono atrocemente in una guerra che non avevano iniziato”.

Un amico d’origini unioniste passato all’agnosticismo costituzionale mi scrive: “Mi sento afflitto e deluso per un discorso che puzza di gretto… esclusivismo” – esattamente le stesse caratteristiche che Mrs McAleese attribuisce ai critici del 1916.

Mary McAleese“Rivendicare, ad esempio, che l’appartenenza alla chiesa Cattolica consentì agli irlandesi di entrare in contatto con il resto del mondo ad un livello più alto, genera tra i protestanti dell’isola il dubbio che non siano stati relegati ad un grado d’umanità più basso a causa della propria ‘insularità e innegabile ristrettezza d’orizzonti’.

“È precisamente questo tipo di dogma che aiuta i non-cattolici a sviluppare un senso di mancata appartenenza nei confronti dell’Irlanda – a sentirsi degli estranei che non le apparterranno mai completamente”.

Il colonnista dell’Irish Times, David Adams, un lealista che ha combattuto affinché il Good Friday Agreement diventasse una realtà, ha lamentato il fatto che il discorso ha rappresentato una “propaganda fatta passare per una verità storica”. Ciò che ella dice a proposito degli “idealistici ed eroici padri e madri fondatori” del 1916 potrebbe essere egualmente affermato a proposito dei Provisionals o addirittura della Real e Continuity IRA, ha commentato.

Prima che il nostro esercito inizi a marciare per le celebrazioni del 1916, abbiamo bisogno di un dibattito sobrio a proposito di cosa dobbiamo effettivamente acclamare. Il piccolo favore che vi chiedo è d’interrogarvi su questi punti posti da Kevin Myers la scorsa settimana.

The Anglo-Irish murders1. Che diritto avevano gli insorti del 1916 di iniziare ad uccidere cittadini innocenti a Dublino? Che diritto? (No, no, no: Non chiedetevi che diritto avessero gli Inglesi di governare l’Irlanda. Questa è tutta un’altra questione per la quale le povere vittime dei rivoltosi del 1916 non hanno ovviamente risposta.).

2. Perché nessuno dei firmatari della Proclamazione d’Indipendenza, e ribadisco nessuno di loro, è mai stato a favore di un parlamento?

3. Come hanno potuto definire i macellai del Belgio dei “valorosi alleati”?(3)

4. Come può una popolazione presumibilmente civilizzata celebrare oggi un’orgia di violenza durante la quale centinaia d’innocenti persero la vita?

Quindi c’è un ultimo punto aggiunto da me:

5. Come può essere considerato giusto che un pugno di uomini, mai eletti, appartenenti alla segreta Irish Republican Brotherhood abbia ucciso e mutilato in nome della libertà d’Irlanda nel 1916, nel corso di una democrazia, e poi definire sbagliato che membri dei vari eserciti repubblicani irlandesi (alcuni dei quali persino eletti) abbiano fatto lo stesso per le successive nove decadi?

Le risposte su una cartolina, grazie.

Ruth Dudley-Edwards è l’autrice di “The Anglo-Irish Murders”.

Note

(1) Cocktail. Secondo il testo: “Cocktail: The Drinks Bible for the 21st Century” di P. Harrington e L. Moorhead, la bevanda deve il proprio nome a una popolare operazione chirurgica che consisteva nell’impianto di ghiandole di scimmia su ghiandole umane allo scopo di allungare la vita dell’individuo. (ndt) Torna su
(2) Mary McAleese nasce Mary Patricia Lenhegan il 27 Giugno del 1951 ad Ardoyne, Belfast. Torna su
(3) Belgium Butchers: gruppo di resistenza Belga attivo durante la Seconda Guerra Mondiale. (ndt) Torna su

Traduzione a cura di Francesca Fodale