da Belfast, Andrea Varacalli, Avvenire

A un giorno dalla partenza della regina d’Inghilterra dall’Eire, Derry vive un’altra giornata movimentata dalle bombe repubblicane.

Verso le 13.20 di ieri, in pieno centro della cittadina nordirlandese, a pochi metri dal monumento militare dei caduti britannici, il “Diamond”, le squadre dell’esercito non hanno avuto il tempo per disinnescare l’ordigno che sembra – secondo gli inquirenti – essere stato lanciato all’interno di un’adiecente banca da tre uomini che indossavano un passamontagna.

L’esplosione non ha provocato vittime ma grande paura tra la gente che in quel momento affollava i negozi della centralissima Shipquay street: “Ci hanno evacuato molto rapidamente poco prima delle 13 – raccontano i testimoni – ma vi è stata confusione sulla direzione da prendere e alcune persone sono state fatte camminare nella zona prima dello scoppio”.

Si è quindi ancora sfiorata la strage in pochi mesi di ripetuti attacchi nella cosiddetta “stroke-city”.

Contemporaneamente nell’area, erano attesi centinaia di attivisti del partito socialista repubblicano irlandese, l’IRSP, a Derry per commemorare il trentesimo anniversario del martirio di Patsy O’Hara, Sands e compagni che si sono lasciati morire di fame nel 1981 a Long Kesh.

“Con questo terrorismo – reagiscono alcuni volontari del gruppo che fu di Seamus Costello – noi non abbiamo niente a che fare, non ci appartiene ma diciamo chiaramente che non abbiamo capitolato ai reali britannici. Quello sarà un problema per Dublino”.

Parte delle “colombe” vicine all’Inla, infatti, sono in rotta di collisione con la base del Movimento per la Sovranità delle 32 contee (32Csm) dopo l’arresto del suo leader la settimana scorsa, Marian Price.

“Non c’è unità – spiegano dagli ambienti della Real Ira – né ci sono strategie comuni”.

Intanto cresce il timore umano e politico per la detenzione di Marian Price e per quale forma di lotta, la repubblicana di West Belfast, deciderà di adottare.

In isolamento al piano della Roe House di Maghaberry, l’ex hunger striker a cui Londra ha revocato la licenza di libertà, potrebbe rivelarsi un formidabile boomerang ai dirigenti dello Sinn Fein nella commissione giustizia e nell’azione del partito soprattutto nelle Sei contee.

Sinn Fein che però ancora oggi si è unito al coro delle condanne all’attentato al Diamond assieme ai socialdemocratici cattolici e al Dáil Éireann (il parlamento irlandese) nella repubblica.

A fargli da eco nel nord, tutta la politica unionista e nazionalista ha espresso sdegno ma anche forte preoccupazione.

A commentare per primo la bomba, fresco di ritorno dall’incontro con Elisabetta II nella capitale, il primo ministro dell’esecutivo semi-autonomo della provincia, l’unionista Peter Robinson, ha ribadito il concetto che le dissidenze repubblicane armate “hanno solo da offrire morte e distruzione”.