Alessandro Bonini, Avvenire

Questa volta, pressata dalla crisi, la comunità degli affari punta sull’integrazione continentale

Il primo a uscire allo scoperto è stato Michael O’Leary, vulcanico amministratore delegato di Ryanair. “Se il nostro Paese non ha ancora dichiarato bancarotta, lo dobbiamo solo all’euro e agli europei, che ci stanno salvando a suon di miliardi”, ha detto annunciando il suo sostegno alla campagna del ‘sì’ al Trattato di Lisbona.
Ryanair | YesSolo un anno e mezzo fa, in occasione del primo referendum, O’Leary militava nel campo opposto, ma ancora doveva abbattersi sull’Irlanda la spa­ventosa burrasca della crisi finanziaria.
Oggi che l’aria è cambiata e l’ex Tigre celtica fatica a risollevarsi dalla recessione, a parteggiare per l’approvazione è la stragrande maggioranza dell’industria e della finanza.
La stessa compagnia aerea low cost ha investito nella ‘causa’ almeno mezzo milione di euro, fra annunci pubblicitari e biglietti scontati “resi possibili dalle politiche di Bruxelles”.
Unica eccezione, anche se non di poco conto, quella di Declan Ganley, imprenditore miliardario delle telecomunicazioni che anima la campagna del ‘no’.
Per il ‘sì’ anche Jim O’Hara, numero uno del colosso dei microchip Intel in Irlanda. Rivolgendosi ai suoi vertici americani, O’Hara ne ha spiegato le ragioni: “Perché Intel è venuta in Irlanda? Lo ha fatto per via del suo regime fiscale competitivo, per la preparazione della sua forza lavoro e perché aderisce all’Unione europea, di cui è una porta d’accesso. Intel ha fatto quella scelta nella piena consapevolezza che investire in Irlanda significava investire in Europa”.
Nel settore finanziario, i sostenitori del ‘sì’ temono una fuga degli investitori stranieri.
Secondo Gerry Keenan, presidente dell’Associazione irlandese dei gestori finanziari, se gli elettori respingeranno il Trattato, “la fiducia nell’Irlanda si scioglierà come neve al sole”.
Di tutt’altro avviso Declan Ganley: “Ho visto i nostri politici imbrattare i pali della luce con la storiella che il Trattato creerà nuovi posti di lavoro. È semplice­mente falso”. Secondo Ganley, infattti, prima o poi Bruxelles farà scempio del sistema fiscale irlandese.